Andare al lavoro a piedi invece che in auto, scegliere più spesso i legumi o dedicare tempo all’attività fisica sono decisioni normalmente associate alla salute individuale. Una dichiarazione dell’American College of Lifestyle Medicine propone però di leggerle anche in relazione all’ambiente, perché alcune abitudini quotidiane possono produrre benefici potenziali su entrambi i fronti.
Il documento non è una ricerca clinica, ma una dichiarazione di posizione: riassume il punto di vista di una società scientifica statunitense specializzata nella medicina degli stili di vita e formula alcune raccomandazioni. Non presenta nuovi dati, non confronta gruppi di persone e non misura gli effetti delle singole scelte.
Sei aree per la salute
Il ragionamento parte da sei ambiti considerati importanti per il benessere: un’alimentazione basata su cibi poco lavorati e prevalentemente vegetali, l’attività fisica, il sonno ristoratore, la gestione dello stress, le relazioni sociali e l’astensione da sostanze dannose, come il fumo e l’eccesso di alcol.
Secondo gli autori, la salute dipende anche da condizioni ambientali spesso date per scontate: aria respirabile, acqua pulita, cibo nutriente e un clima relativamente stabile. In quest’ottica, malattie croniche come diabete, patologie cardiovascolari e obesità, da una parte, e cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e inquinamento, dall’altra, possono influenzarsi reciprocamente.
Da qui nasce l’ipotesi di un doppio beneficio. Mangiare più vegetali, camminare o usare la bicicletta e sostenere programmi di salute locali potrebbero favorire la salute della persona e ridurre, almeno in parte, la pressione sull’ambiente. Il documento considera inoltre l’impatto della sanità, che utilizza energia e risorse, e indica nella prevenzione una possibile direzione per limitarlo.
Le prove e i limiti della proposta
Le basi scientifiche sono solide quando si parla degli effetti del movimento regolare, di un’alimentazione ricca di vegetali e dell’assenza di fumo sulla salute. È invece più incerta la parte relativa alla dimensione ambientale. La dichiarazione non quantifica infatti quante emissioni o quante risorse potrebbero essere risparmiate attraverso queste misure e non dimostra che la medicina degli stili di vita possa risolvere da sola le malattie croniche o la crisi ecologica.
Gli stessi autori utilizzano un linguaggio prudente e parlano di benefici possibili. Il testo va quindi considerato come una proposta di orientamento, non come la dimostrazione di un rapporto causale già misurato. Nella vita quotidiana, rendere il piatto un po’ più vegetale alcune volte alla settimana o percorrere a piedi un tragitto breve può comunque rappresentare un cambiamento con vantaggi noti per la salute e, con buona probabilità, un minore costo ambientale.
Restano però vincoli concreti: non tutti vivono in luoghi sicuri per camminare o pedalare, né hanno tempo, energie o accesso semplice a cibo fresco. Per questo, secondo il documento, la responsabilità non può ricadere soltanto sui singoli. Servono interventi sulla formazione dei medici, sull’organizzazione dei servizi sanitari e sulle politiche pubbliche. Chi ha patologie o segue terapie dovrebbe parlare con il proprio medico prima di modificare in modo significativo alimentazione o attività fisica.
La dichiarazione è stata pubblicata sull’American Journal of Lifestyle Medicine con il titolo Lifestyle Medicine for Personal and Planetary Health: A Position Statement From the American College of Lifestyle Medicine. Il DOI del paper è 10.1177/15598276261478587.