Il 28 settembre si celebra la Giornata mondiale contro la rabbia, una malattia che continua a causare circa 59.000 morti ogni anno nel mondo, soprattutto tra i bambini sotto i 15 anni. Una volta comparsi i sintomi, l’infezione è quasi sempre fatale, ma può essere prevenuta attraverso la vaccinazione e l’intervento tempestivo dopo un’esposizione.
Il rischio non riguarda soltanto chi viaggia in aree dove la malattia è endemica. Negli Stati Uniti, in una fattoria didattica del North Carolina, quattro capretti hanno contratto il virus dopo il contatto con una moffetta: circa 300 visitatori sono stati sottoposti a trattamento post-esposizione. In Italia, invece, a Vittorio Veneto un cane importato illegalmente dal Marocco è risultato positivo. L’episodio ha comportato l’obbligo di vaccinazione per cani e gatti residenti nel Comune e l’avvio della profilassi per le persone entrate in contatto diretto con l’animale.
Attenzione durante i viaggi
L’importazione irregolare di animali e il contatto con la fauna selvatica possono favorire il ritorno del virus in territori nei quali non circola da anni. La cautela è particolarmente importante per chi si dirige verso aree endemiche, soprattutto in Asia e Africa. «Non è mai opportuno dare per scontato che i cani o i gatti incontrati all’estero siano sottoposti ai controlli e alle profilassi sanitarie abituali nel nostro Paese», spiega Andrea Rossanese, presidente della Società italiana di medicina dei viaggi e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona.
Secondo l’esperto, il pericolo non si concentra necessariamente nei safari organizzati, dove le guide contribuiscono a ridurre i rischi, ma può presentarsi in situazioni considerate innocue: dalle passeggiate nei mercati locali alle visite in santuari con animali in semicattività.
Che cosa fare dopo un morso
In caso di morso o aggressione è necessario rivolgersi immediatamente a una struttura sanitaria. Chi non è mai stato vaccinato deve essere valutato per l’avvio della profilassi post-esposizione, che prevede quattro o cinque dosi di vaccino nell’arco di alcune settimane e la somministrazione di immunoglobuline specifiche per garantire una protezione immediata. Nei Paesi in via di sviluppo, però, queste ultime possono essere difficili da reperire, con il rischio di un trattamento incompleto.
La vaccinazione prima della partenza può quindi offrire un vantaggio importante ai viaggiatori esposti. Il ciclo pre-esposizione si completa con due somministrazioni a una settimana di distanza. Se una persona già vaccinata viene morsa, non deve ricevere immunoglobuline, ma soltanto due dosi di richiamo a tre giorni l’una dall’altra.
Un animale infetto può inoltre sembrare sano durante il periodo di incubazione. In questa fase, osserva Rossanese, nemmeno il veterinario dispone di strumenti clinici per diagnosticare la malattia. Per questo la certificazione ufficiale della vaccinazione resta una garanzia essenziale quando si importano cani o gatti.
La rabbia è un’infezione del sistema nervoso centrale trasmessa dal contatto diretto con la saliva di un animale infetto. I cani sono responsabili del 99% delle trasmissioni all’uomo e l’Organizzazione mondiale della sanità punta ad azzerare entro il 2030 i decessi umani causati dalla rabbia trasmessa da questi animali. I sintomi possono comparire dopo poche settimane o diversi mesi e comprendono febbre, dolore, formicolio o bruciore nella zona della ferita.
La malattia può manifestarsi in forma furiosa, con iperattività, idrofobia e talvolta aerofobia, fino all’arresto cardiorespiratorio, oppure in forma paralitica, che riguarda circa il 20% dei casi umani. In quest’ultimo caso la paralisi procede gradualmente dal punto della ferita e può condurre al coma e al decesso.