Salute digitale

Come proteggere adolescenti e bambini dall’eccesso di schermi

Le indicazioni dello psicopedagogista Stefano Rossi tra limiti, dialogo familiare e rapporto critico con le piattaforme

Come proteggere adolescenti e bambini dall’eccesso di schermi

Il rapporto tra minori e strumenti digitali è sempre più precoce e intenso. In Italia il 90% degli adolescenti tra 11 e 17 anni utilizza regolarmente uno smartphone, mentre l’88% dei ragazzi tra 14 e 19 anni possiede un profilo personale sui social network. La percentuale scende al 62,3% tra gli 11 e i 13 anni. Il tempo trascorso online sfiora in media le tre ore al giorno, soprattutto su TikTok e Instagram. Anche tra i bambini tra 6 e 10 anni l’accesso quotidiano a cellulari, tablet o computer riguarda il 32,6% del totale.

L’uso intenso degli schermi è al centro del dibattito per i possibili effetti su concentrazione, apprendimento, peso corporeo e sonno. La fruizione continua di immagini e contenuti non filtrati può inoltre incidere sullo sviluppo emotivo e sulle capacità relazionali. In Italia, dai 14 anni un ragazzo può prestare autonomamente il consenso al trattamento dei propri dati per accedere ai servizi online; al di sotto di questa soglia è necessario il consenso dei genitori. Intanto, diversi Paesi stanno valutando o introducendo limiti più severi per l’accesso ai social.

Secondo lo psicopedagogista Stefano Rossi, il cervello di bambini e adolescenti è ancora in evoluzione e le esperienze digitali possono lasciare impronte particolarmente rilevanti. Il rischio è maggiore nei più piccoli, perché la corteccia prefrontale, coinvolta nel controllo delle emozioni e delle capacità cognitive, è ancora in costruzione. Per questo Rossi richiama l’attenzione anche sull’adescamento online e sostiene la necessità di proteggere i bambini, almeno fino ai 13 anni, dall’uso non sorvegliato della rete.

Regole condivise e supervisione

Le indicazioni della Società Italiana di Pediatria citate nell’intervista prevedono niente smartphone e piattaforme social fino ai 13 anni. Tablet e computer possono essere utilizzati solo in modo limitato e sotto la supervisione di un adulto. Anche i videogiochi, attivando i circuiti della dopamina e proponendo livelli, sfide e stimoli immersivi, possono spingere a prolungare il tempo di utilizzo. Per questo è utile concordare in anticipo un limite giornaliero.

Con gli adolescenti, Rossi suggerisce di stabilire un accordo tra genitori e figli, legando l’uso del cellulare alla scuola, alla pratica sportiva o ad altri interessi e alla vita sociale reale. Un aiuto può arrivare dalla cosiddetta “digital box”, uno spazio in cui riporre i telefoni durante i pasti. Il dispositivo non dovrebbe inoltre essere lasciato in camera da letto né utilizzato durante i compiti, per ridurre distrazioni e perdita di sonno. L’esempio degli adulti resta essenziale: le regole sono credibili solo se valgono per tutta la famiglia.

Non conta solo quanto tempo si resta online

Per Rossi è importante considerare anche la qualità dei contenuti. Instagram e TikTok possono proporre modelli estetici e prestazionali irraggiungibili, alimentando il confronto sociale. Il paradosso è che i ragazzi temono di sentirsi esclusi se non frequentano i social, ma quando si collegano possono sperimentare un calo dell’autostima, peggioramento dell’umore e maggiore ansia.

Il compito degli adulti non è soltanto imporre divieti, ma aiutare i giovani a capire che cosa accade dentro di loro mentre sono online. L’approccio, sottolinea l’esperto, dovrebbe essere basato sull’ascolto e non sulla predica. Una domanda come “aiutami a capire” può aprire un confronto su episodi di attualità, scuola, musica o serie televisive. Questo dialogo favorisce la capacità di riconoscere e gestire le emozioni, anche quelle legate alla paura di non essere all’altezza.

Anche la scuola è chiamata a intervenire, privilegiando secondo Rossi una didattica cooperativa, con lavori di gruppo e occasioni di riflessione, invece di concentrarsi soltanto sulla quantità delle nozioni. L’obiettivo è contrastare quella che viene definita solitudine digitale: nonostante siano costantemente connessi, molti adolescenti rischiano di avere meno occasioni di confronto diretto e di sviluppare con maggiore difficoltà empatia e capacità relazionali.