Il turismo dei cammini continua a crescere in Italia. Secondo il rapporto Italia, Paese di Cammini di Terre di mezzo Editore, nel 2025 oltre 300 mila persone si sono messe in marcia, il 56% in più rispetto all’anno precedente. Per affrontare un percorso in modo consapevole, però, entusiasmo e buona volontà devono essere accompagnati da una preparazione adeguata.
Il content creator Tom Search, autore del manuale Camminario – Manuale pratico per camminatori felici, suggerisce ai principianti di iniziare con itinerari di tre o quattro giorni, prevedendo uno o due giorni aggiuntivi per eventuali imprevisti o maltempo. Le mezze stagioni sono considerate il periodo più adatto. Prima della partenza è importante studiare le mappe, scaricando le versioni offline e portando con sé anche una carta. Per l’idratazione, in genere, è sufficiente circa un litro e mezzo d’acqua, da distribuire in due borracce e da consumare a piccoli sorsi regolari.
La preparazione fisica dovrebbe cominciare uno o due mesi prima, aumentando gradualmente la distanza fino a raggiungere 15-20 chilometri. È utile allenarsi indossando uno zaino già carico e affiancare esercizi per le gambe, come squat e affondi. Anche le calzature vanno provate in anticipo: secondo Search, è meglio farle rodare per almeno 50 chilometri prima di utilizzarle su un itinerario impegnativo.
Come scegliere e regolare l’attrezzatura
La scelta delle scarpe dipende dal tipo di terreno e dal peso trasportato. I modelli bassi o da trail running sono indicati per sentieri semplici e zaini inferiori ai 5 chili. Su tratti tecnici, ghiaioni o percorsi affrontati con 12-14 chili sulle spalle, diventano invece preferibili scarponi mid o alti, più stabili per la caviglia.
Il carico complessivo non dovrebbe superare il 10-15% del peso corporeo. Nello zaino, gli oggetti leggeri e voluminosi vanno sistemati in fondo, mentre quelli pesanti devono restare aderenti alla schiena. La capacità varia in base al pernottamento: 20-25 litri possono bastare in un B&B, 35-40 litri in ostello e circa 50 litri per chi viaggia con tenda e completa autonomia. Per distribuire meglio il peso, la cosiddetta regola del 70/30 invita a stringere la fascia lombare sui fianchi, così da trasferire gran parte del carico sulle gambe.
L’abbigliamento dovrebbe seguire il principio dei tre strati: un primo strato traspirante, uno isolante e una protezione impermeabile contro pioggia e vento. Il cotone è sconsigliato perché assorbe il sudore e si asciuga lentamente. Per prevenire le vesciche sono indicati calzini tecnici, pause regolari per asciugare i piedi e un intervento immediato ai primi segnali di sfregamento. È invece da evitare il rimedio con ago e filo, considerato rischioso per il possibile ingresso di corpi estranei nella ferita.
Alimentazione, bastoncini e pronto soccorso
Durante la giornata è preferibile evitare pasti pesanti prima delle salite e consumare piccoli spuntini circa ogni ora. Frutta secca, banane, crackers e barrette d’avena sono tra gli alimenti pratici da portare. Il pasto principale può essere rimandato alla fine del tratto più impegnativo, quando il sentiero spiana.
I bastoncini aiutano a mantenere una postura corretta e, se usati coordinando braccio e gamba opposti, possono scaricare parte del peso dalle gambe alle braccia. Devono essere regolati in modo che il gomito formi un angolo di 90 gradi. Nel kit essenziale trovano posto analgesici da banco, cerotti, garze, disinfettante e pinzette per le zecche, da controllare al termine di ogni tappa.
In caso di infortunio grave, l’indicazione è chiamare il 112 e comunicare con precisione la propria posizione, così da facilitare l’intervento del Soccorso Alpino. Tra gli accessori da non dimenticare c’è infine una torcia frontale da 150-300 lumen, preferibile al flash dello smartphone perché lascia libere le mani e non consuma rapidamente la batteria.