Numeri europei

Ue, piano per un milione di operatori sanitari in più

La relazione approvata a Strasburgo indica carenze strutturali, rischi per l’assistenza e nuove misure per il settore

Ue, piano per un milione di operatori sanitari in più

Un piano europeo per affrontare la carenza di personale, rafforzare la sicurezza delle cure e garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari. È la richiesta contenuta nella relazione firmata da Loucas Fourlas, esponente cipriota del Raggruppamento Democratico e membro del Partito Popolare Europeo, e dall’italiano Ruggero Razza, di Fratelli d’Italia e componente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei. Il documento propone di incrementare la forza lavoro di almeno un milione di operatori nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Approvata dal Parlamento europeo il 17 settembre, la relazione punta a una strategia di lungo periodo. Il tema non viene affrontato soltanto come una difficoltà di reclutamento, ma come una questione legata al diritto dei pazienti ad accedere alle cure. Secondo i relatori, la crisi del personale rischia infatti di compromettere la capacità dei sistemi sanitari di rispondere in modo uniforme ai bisogni della popolazione.

Una carenza destinata ad aumentare

La carenza di professionisti sanitari e assistenziali potrebbe superare i 4 milioni entro il 2030. Nel 2022, nell’Unione europea, mancavano già circa 1,2 milioni di medici, infermieri e ostetriche rispetto al personale necessario per garantire una copertura sanitaria universale. Il settore è stabilmente tra quelli con le carenze di manodopera più gravi e diffuse negli Stati membri.

A rendere più complesso lo scenario è anche l’invecchiamento degli addetti. Il 30% dei medici europei e il 18% degli infermieri ha almeno 55 anni. In 12 Stati membri, nel 2022, la quota dei medici di questa fascia d’età arrivava al 40%. Nei prossimi anni, ai pensionamenti potrebbero aggiungersi la diminuzione delle iscrizioni ad alcune discipline e l’insufficiente ingresso di nuovi laureati.

Dalla carenza di personale ai deserti sanitari

La riduzione degli organici può tradursi in visite più brevi, liste d’attesa più lunghe, pronto soccorso sovraffollati, diagnosi tardive e minori attività di prevenzione. La relazione associa le carenze croniche anche a danni e complicazioni evitabili, riammissioni, controlli non eseguiti, minore rispetto dei protocolli e interruzioni della continuità assistenziale.

Nel 2024 il 3,6% dei cittadini Ue di almeno 16 anni che aveva bisogno di una visita o di un trattamento non è riuscito ad accedervi per motivi economici, tempi di attesa o distanza dai servizi. In alcune regioni europee, inoltre, le donne incinte devono percorrere oltre 100 chilometri per raggiungere un reparto maternità. La relazione definisce queste aree deserti sanitari, evidenziando le disuguaglianze territoriali nell’accesso all’assistenza.

Tra le proposte figurano il riconoscimento delle professioni sanitarie come usuranti e l’introduzione di standard nei rapporti tra medici e pazienti e tra infermieri e pazienti. Un capitolo specifico riguarda la salute mentale: secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità citati nel documento, un operatore su tre riferisce depressione o ansia, mentre un medico su quattro, soprattutto tra i più giovani, lavora oltre 50 ore alla settimana. Per questo la relazione chiede di considerare il benessere del personale un indicatore della performance della dirigenza sanitaria, anche in relazione agli effetti del burnout sulla sicurezza e sulla qualità delle cure.