Ricerca climatica

Caldo estremo e demenza: rischio più alto negli anziani

Un’analisi statunitense associa l’esposizione prolungata alle alte temperature a un incremento relativo, senza provare un nesso causale.

Caldo estremo e demenza: rischio più alto negli anziani

Un’esposizione prolungata al caldo estremo potrebbe essere associata a un aumento del rischio di demenza nelle persone anziane. È quanto emerge da uno studio della Leonard Davis School of Gerontology, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia. La ricerca indica che gli adulti esposti per cinque anni a giornate con un indice di calore di almeno 39,4 °C presentavano un rischio più elevato rispetto a chi aveva sperimentato condizioni meno intense.

Lo studio ha preso in esame 28.512 persone tra 50 e 89 anni, utilizzando i dati dell’Health and Retirement Study. Le informazioni raccolte nell’arco di vent’anni sono state incrociate con i dati meteorologici e con elementi relativi ai quartieri di residenza. I ricercatori hanno distinto tra giornate di caldo molto elevato potenzialmente pericoloso, con temperature comprese tra 32,2 e 39,3 °C, e giornate di caldo pericoloso, pari o superiori a 39,4 °C.

Rispetto a chi aveva affrontato 0,2 giorni o meno all’anno di caldo pericoloso, le persone esposte tra 0,4 e 1,8 giorni annui mostravano un rischio relativo superiore del 14%. Per chi aveva registrato almeno 7,2 giornate all’anno, l’incremento arrivava al 23%. L’associazione appariva più marcata anche in determinati contesti sociali: circa il 26% in più tra gli anziani residenti in quartieri vulnerabili e il 20% nelle comunità con scarso accesso all’aria condizionata.

Come il caldo può affaticare l’organismo

L’indice di calore combina temperatura e umidità e misura il peso complessivo delle condizioni ambientali sul corpo. Quando fa molto caldo, aumentano il flusso sanguigno verso la pelle e la sudorazione, il cuore accelera e si perdono liquidi e sali. L’aria umida rende inoltre meno efficace il raffreddamento attraverso il sudore.

Con l’età, questi meccanismi di adattamento diventano meno efficienti: la sensazione di sete può attenuarsi, la sudorazione ridursi e il sistema cardiovascolare avere meno margine di risposta. Alcune malattie croniche e determinate terapie possono alterare ulteriormente l’equilibrio dei liquidi e la regolazione della temperatura corporea. Tra le ipotesi sui possibili effetti a lungo termine figurano la disidratazione, la riduzione dell’afflusso di sangue al cervello, lo stress su cuore e vasi, i processi infiammatori e il peggioramento del sonno durante le notti calde.

Un’associazione ancora da verificare

La ricerca è di tipo osservazionale e, quindi, rileva un’associazione ma non dimostra che il caldo provochi la demenza. Le persone che vivono in aree più calde o in quartieri svantaggiati possono differire per reddito, accesso alle cure, inquinamento e presenza di altre malattie. Le analisi statistiche cercano di considerare questi elementi, ma non è possibile escludere del tutto l’influenza di fattori non rilevati.

Le percentuali indicate rappresentano un aumento relativo rispetto al gruppo meno esposto e non la probabilità assoluta che una singola persona sviluppi la malattia. La demenza resta una condizione multifattoriale, legata all’età, alla predisposizione genetica e a diversi fattori modificabili, tra cui ipertensione, diabete, fumo, sedentarietà, consumo eccessivo di alcol, perdita dell’udito non trattata e isolamento sociale. Se il legame con le alte temperature fosse confermato, l’esposizione ambientale potrebbe aggiungersi a questo quadro, ma per ora rappresenta un’ipotesi da approfondire.