Pane e marmellata, biscotti e cappuccino zuccherato sono alimenti comuni al mattino, ma possono apportare farine raffinate e zuccheri aggiunti. In presenza di trigliceridi elevati, la colazione può essere un punto da cui iniziare a rivedere le abitudini, senza però attribuire la responsabilità a un solo alimento o all’orario del pasto.
Le raccomandazioni riguardano soprattutto la riduzione di zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati, grassi saturi e alcol nell’ambito dell’alimentazione complessiva. Il pane bianco è un esempio di cereale raffinato da limitare, mentre pane e cereali integrali rappresentano un’alternativa coerente con queste indicazioni. Sostituire una fetta di pane bianco con una integrale può essere utile, ma non consente di prevedere da sola quanto cambieranno i valori.
Il ruolo degli zuccheri
Lo stesso principio vale per i prodotti dolci e le bevande zuccherate, comprese alcune preparazioni a base di caffè. Il caffè non zuccherato, invece, non rientra nello stesso discorso. Anche succhi e spremute vanno valutati con attenzione: un succo 100% frutta è diverso da una bevanda con zuccheri aggiunti.
Una revisione di 26 studi randomizzati, condotta su poco più di mille partecipanti, non ha rilevato variazioni significative dei trigliceridi associate al consumo di succo 100% frutta. Il risultato va interpretato con prudenza, anche perché la revisione era finanziata dall’associazione europea dei produttori di succhi. Non dimostra quindi che il succo sia innocuo a qualunque dose o in presenza di valori molto alti.
Le soglie da considerare
Si parla di trigliceridi elevati da 150 mg/dL a digiuno, o da 175 mg/dL senza digiuno. Da 500 mg/dL si entra nella forma severa, mentre da 1.000 mg/dL il rischio di complicazioni è particolarmente alto. Le soglie non sono confini rigidi: devono essere interpretate considerando il digiuno, la ripetizione dell’esame e le condizioni generali della persona.
Un singolo risultato elevato non equivale necessariamente a un problema persistente. Tra le possibili cause secondarie ci sono diabete, malattia renale, obesità, consumo di alcol e alcuni farmaci. Se si sospetta un ruolo di una terapia, non bisogna interromperla autonomamente: ogni modifica deve essere valutata con il medico.
Quando i trigliceridi raggiungono o superano 500 mg/dL, aumenta il rischio di pancreatite, che diventa particolarmente marcato da 1.000 mg/dL in su. In questa situazione non basta cambiare la colazione: possono servire restrizioni alimentari più rigorose e terapie prescritte sulla base della situazione individuale.
Nella fascia compresa tra 150 e 499 mg/dL, il pane integrale al posto di quello bianco può rientrare in un cambiamento più ampio. Le prove sui benefici cardiovascolari riguardano infatti il modello alimentare complessivo, non il singolo alimento sostituito. Ridurre un valore di laboratorio, da solo, non equivale automaticamente a prevenire un infarto.