Studio sui topi

SLA, la microglia potrebbe accelerare la perdita dei motoneuroni

I recettori Axl e Mer sono associati a un decorso più rapido, ma i risultati non provano un effetto analogo nelle persone.

SLA, la microglia potrebbe accelerare la perdita dei motoneuroni

Una ricerca condotta sui topi riapre una domanda importante sulla sclerosi laterale amiotrofica: le cellule immunitarie del sistema nervoso potrebbero contribuire alla progressione della malattia, invece di limitarsi a rimuovere i tessuti danneggiati. Il lavoro si concentra sulle microglia, cellule presenti nel cervello e nel midollo spinale che eliminano detriti e cellule morenti.

Nella SLA, che colpisce i motoneuroni responsabili della trasmissione dei comandi ai muscoli, le microglia risultano particolarmente attive. Sulla loro superficie aumentano due recettori, Axl e Mer, appartenenti alla famiglia dei recettori TAM. I ricercatori hanno studiato topi portatori di una mutazione umana del gene SOD1, associata a una forma ereditaria della malattia.

In molti animali, i motoneuroni erano sotto stress ma ancora vitali. Nonostante ciò, esponevano sulla membrana la fosfatidilserina, una molecola che normalmente segnala la presenza di cellule destinate a essere smaltite. Le microglia riconoscono questo segnale attraverso i recettori Axl e Mer, e secondo l’ipotesi degli autori possono così inglobare anche neuroni non ancora morti.

Il ruolo dei recettori Axl e Mer

Per verificare questa possibilità, gli scienziati hanno eliminato i due recettori in tutto l’organismo oppure soltanto nelle microglia. In entrambi i casi, i topi hanno vissuto in media circa tre settimane in più. I sintomi comparivano leggermente prima, ma la malattia procedeva poi più lentamente.

Nella fase avanzata, gli animali privati dei recettori conservavano circa tre volte più motoneuroni. Anche i collegamenti tra nervi e muscoli risultavano meglio preservati e le fibre muscolari avevano dimensioni più vicine a quelle dei topi sani. Inoltre, nelle microglia erano presenti molti meno resti di motoneuroni.

Nel tessuto di persone decedute con SLA è stato osservato un aumento di Axl nelle microglia. Questo dato è compatibile con il meccanismo ipotizzato, ma non dimostra che il processo osservato nei topi avvenga nello stesso modo nell’essere umano.

I limiti e le prospettive dello studio

Il modello utilizzato presenta diversi limiti. I topi SOD1 producono quantità molto elevate della proteina mutata e riproducono solo in parte la SLA umana, che nella maggioranza dei casi non è ereditaria. Inoltre, l’inglobamento dei neuroni non è stato osservato direttamente, ma ricostruito attraverso indizi indiretti.

Esiste anche un problema di sicurezza: i recettori TAM svolgono funzioni importanti in altre parti dell’organismo e bloccarli ovunque potrebbe favorire malattie autoimmuni. Un eventuale trattamento dovrebbe quindi agire in modo mirato sul sistema nervoso e probabilmente essere combinato con altre strategie.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications con il titolo Microglia deploy TAM receptors to kill motor neurons in a mouse model of amyotrophic lateral sclerosis, non offre una cura né indicazioni pratiche per le persone con SLA. Il suo contributo è indicare una possibile nuova direzione per la ricerca: l’infiammazione del sistema nervoso potrebbe partecipare attivamente al danno, e non rappresentare soltanto una risposta alla malattia.