Le difficoltà a dormire non dipendono sempre da stress, cambiamenti nello stile di vita o dall’età. Tra le possibili cause ci sono anche i medicinali, sia quelli prescritti sia alcuni prodotti acquistabili senza ricetta. Gli effetti possono includere difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, sonno frammentato o sonnolenza durante il giorno.
Secondo Eleonora Tobaldini, medico internista e presidente eletta della Sezione Lombardia della Società Italiana di Medicina Interna, la risposta varia in base a diversi fattori: dosaggio, orario di assunzione, formulazione e sensibilità individuale. Per questo, prima di attribuire un disturbo a un trattamento, è importante verificare il rapporto temporale tra l’inizio della terapia e la comparsa dei sintomi.
Le categorie che possono interferire con il sonno
I medicinali stimolanti usati per l’ADHD possono mantenere l’organismo in uno stato di attivazione più a lungo del previsto, soprattutto nelle formulazioni a rilascio prolungato. Per ridurre l’impatto sul sonno, l’orario di assunzione va valutato con il medico, generalmente concentrandolo nelle prime ore della giornata.
Anche i decongestionanti contenenti pseudoefedrina possono favorire agitazione, difficoltà ad addormentarsi, palpitazioni e un temporaneo aumento della pressione. In caso di disturbi, il medico o il farmacista possono valutare alternative prive di questo principio attivo o trattamenti locali, sempre nel rispetto delle indicazioni del prodotto.
Tra le categorie da considerare ci sono inoltre i corticosteroidi, soprattutto se utilizzati ad alte dosi, perché possono interferire con i ritmi biologici e favorire iperattivazione e sonno frammentato. Alcuni antibiotici fluorochinolonici, come ciprofloxacina e levofloxacina, sono stati associati in alcuni pazienti a insonnia, ansia e agitazione.
I prodotti sostitutivi della nicotina, come cerotti, gomme e pastiglie, aiutano a contrastare l’astinenza ma mantengono parte dell’effetto stimolante della sostanza. Se assunti vicino al momento di coricarsi, possono aumentare la vigilanza e rendere più difficile prendere sonno. Non vanno però sospesi autonomamente: eventuali modifiche devono essere concordate con un professionista.
Betabloccanti, antidepressivi e diuretici
Alcuni betabloccanti possono influenzare la secrezione di melatonina, anche se non tutti i pazienti manifestano disturbi e l’effetto dipende dalla molecola. Gli antidepressivi, tra cui fluoxetina, sertralina, duloxetina e venlafaxina, possono invece causare in alcune persone maggiore attivazione e risvegli notturni, mentre in altre provocano stanchezza e sonnolenza diurna. Il bupropione può avere un effetto attivante.
I diuretici interferiscono con il riposo soprattutto in modo indiretto: aumentando la produzione di urina, possono provocare minzione notturna e ripetute interruzioni. Il medico può valutare se anticipare l’assunzione alle prime ore del giorno, tenendo conto del tipo di trattamento e delle condizioni del paziente.
Di fronte a un peggioramento del sonno, il medico può considerare una modifica del dosaggio o dell’orario, una diversa formulazione o un’alternativa terapeutica. È fondamentale non interrompere né cambiare autonomamente i medicinali, in particolare antidepressivi e terapie cardiovascolari. Anche prima di usare melatonina o integratori è opportuno individuare la causa del disturbo.