Attorno ai cinquant’anni, improvvisi cambiamenti della pressione arteriosa possono essere collegati alle trasformazioni ormonali che accompagnano la menopausa, ma non sempre dipendono da questo processo. Il calo progressivo degli estrogeni, infatti, riduce l’azione protettiva che questi ormoni esercitano sui vasi sanguigni e può renderli meno elastici e più sensibili agli ormoni dello stress.
In presenza di vampate di calore, sudorazioni notturne e disturbi del sonno, i valori possono oscillare rapidamente, passando da livelli nella norma a picchi inattesi. Ansia e palpitazioni possono accompagnare questi episodi, che in genere tendono a rientrare spontaneamente e si manifestano soprattutto durante le vampate o dopo periodi di forte insonnia.
Quando possono essere coinvolte le surreni
Un’altra possibile spiegazione riguarda le ghiandole surrenali, situate sopra i reni e coinvolte nella produzione di ormoni che contribuiscono alla regolazione della pressione, tra cui aldosterone, cortisolo e adrenalina. Un’attività eccessiva di una di queste ghiandole può provocare un aumento improvviso dei valori oppure un’ipertensione persistente.
Nel caso dell’aldosterone, l’organismo tende a trattenere sodio ed eliminare potassio. Ne può derivare una pressione alta difficile da controllare con i farmaci comuni. Più raramente, scariche improvvise di adrenalina possono causare picchi molto intensi accompagnati da mal di testa pulsante, tremori e pallore. In questi casi, l’origine non sarebbe il normale riassetto ormonale della menopausa, ma un’alterazione specifica del tessuto surrenalico.
I segnali da riferire al medico
Alcuni elementi possono aiutare a orientare la valutazione, senza però sostituire il parere clinico. Un disturbo surrenalico può essere ipotizzato quando la pressione aumenta senza un rapporto evidente con vampate o stati emotivi, oppure quando i valori restano elevati nonostante una terapia già in corso. Tra gli indizi indicati nel testo ci sono anche la debolezza muscolare profonda, potenzialmente legata a bassi livelli di potassio, e picchi improvvisi associati a sudorazione fredda.
Per ridurre la reattività dei vasi può essere utile curare l’igiene del sonno, praticare attività fisica moderata e costante e limitare il sale. Anche esercizi di respirazione e tecniche di rilassamento possono aiutare a contrastare i picchi di adrenalina legati al nervosismo.
Un diario pressorio compilato per due settimane, con valori, orari e sintomi associati, può fornire al medico di famiglia informazioni utili. Se il quadro suggerisce un coinvolgimento delle surreni, la valutazione può comprendere esami specifici del sangue e delle urine, tra cui i dosaggi di aldosterone e renina, cortisolo o metanefrine. L’obiettivo è individuare la causa degli sbalzi e definire il percorso più adatto.