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Paracetamolo o ibuprofene: come scegliere per l’influenza

Età, gravidanza, patologie pregresse e medicinali concomitanti orientano i due principi attivi

Paracetamolo o ibuprofene: come scegliere per l’influenza

Quando l’influenza provoca febbre e dolori diffusi, paracetamolo e ibuprofene possono entrambi aiutare ad alleviare i sintomi, ma nessuno dei due è la scelta migliore in assoluto. La decisione dipende dalle condizioni della persona, dall’età, dalla gravidanza, dalle malattie già presenti e dagli altri medicinali assunti. In ogni caso, si tratta di farmaci che riducono febbre e dolore senza curare l’infezione: il virus segue il proprio decorso.

Il confronto non dovrebbe quindi basarsi soltanto sulla temperatura raggiunta. Alcune ricerche condotte sui bambini, anche per febbri dovute a cause diverse dall’influenza, hanno osservato differenze nella riduzione della febbre dopo l’assunzione. Una temperatura più bassa, però, non significa necessariamente stare meglio, guarire prima o ridurre il rischio di complicanze. Gli studi che confrontano direttamente i due medicinali nell’influenza sono limitati.

Quando prestare attenzione negli adulti

L’ibuprofene può essere meno adatto a chi ha avuto un’ulcera gastrica, problemi ai reni o al cuore, oppure una reazione a un altro antinfiammatorio non steroideo. Occorre cautela anche in presenza di possibili interazioni con altri farmaci. Prima di assumerlo è importante leggere il foglietto illustrativo e chiedere consiglio a un medico o a un farmacista. Non va inoltre associato ad altri antinfiammatori, come il naprossene, senza indicazione sanitaria.

In gravidanza, per febbre e dolore il paracetamolo è generalmente preferito. L’ibuprofene va evitato, salvo diversa indicazione medica, soprattutto dalla ventesima settimana, perché i FANS possono causare problemi ai reni del feto e ridurre il liquido amniotico. Anche il paracetamolo richiede attenzione: molti prodotti contro raffreddore e influenza possono contenerlo. Sommare più medicinali con lo stesso principio attivo aumenta il rischio di sovradosaggio e di gravi danni al fegato. Va quindi considerata la quantità complessiva assunta e, in caso di malattia epatica, è necessario chiedere consiglio prima dell’uso.

Bambini e segnali da non trascurare

Nei bambini con febbre, soprattutto sotto i cinque anni, paracetamolo o ibuprofene vanno considerati se il piccolo appare sofferente, non soltanto per riportare il termometro alla normalità. Il prodotto deve essere adatto all’età e la dose va verificata seguendo le istruzioni. Con l’ibuprofene serve particolare prudenza se il bambino è disidratato; nei lattanti molto piccoli la febbre richiede una valutazione medica specifica.

I due medicinali non dovrebbero essere somministrati insieme come abitudine. L’alternanza può essere presa in considerazione solo se il malessere persiste o ricompare prima della dose successiva, e comunque dopo aver chiesto indicazioni a un professionista sanitario. Gli schemi combinati possono ridurre leggermente di più la temperatura, ma non è chiaro che migliorino davvero le condizioni del bambino e i dati sulla sicurezza restano insufficienti.

Gli antivirali rappresentano una scelta diversa dagli antipiretici. Il medico può valutarli nelle persone esposte a un rischio maggiore di complicanze, oppure quando l’influenza è grave o peggiora. Sono più efficaci se iniziati presto, idealmente entro 48 ore dai primi sintomi, anche se nei casi gravi o ad alto rischio la valutazione può essere importante pure in seguito.

È necessario contattare rapidamente un professionista sanitario in presenza di difficoltà respiratoria, dolore al petto persistente, segni di disidratazione o sintomi che migliorano e poi tornano a peggiorare. La riduzione della febbre dopo una dose indica soltanto un sollievo temporaneo e non esclude eventuali complicanze.