Seguire un’alimentazione equilibrata non dipende soltanto dalle scelte individuali. Budget ridotti, turni di lavoro impegnativi e difficoltà nel raggiungere un negozio possono limitare l’accesso a cibo sufficiente e nutriente. Un nuovo studio ha esaminato che cosa accade alla salute cardiovascolare e metabolica quando questo ostacolo viene ridotto nel tempo, attraverso la distribuzione regolare di alimenti.
I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di 68 adulti seguiti da un centro sanitario di comunità. Tutti vivevano una condizione di insicurezza alimentare e molti presentavano sovrappeso, pressione arteriosa elevata o valori glicemici nella fascia di rischio. I partecipanti ricevevano dal banco alimentare interno all’ambulatorio pacchi preparati con la supervisione di una dietista.
Le confezioni contenevano frutta e verdura fresche, legumi, burro di frutta secca e cereali integrali, in quantità pensate per i pasti dell’intera famiglia. Le persone sono state seguite in media per quasi tre anni e hanno ricevuto circa un pacco ogni dieci giorni. L’obiettivo era verificare se una maggiore disponibilità di questi alimenti fosse associata a risultati migliori nei principali indicatori di salute.
Variazioni contenute, ma osservate nel tempo
L’analisi ha rilevato un’associazione tra il numero di pacchi ricevuti e alcuni miglioramenti. Ogni 100 pacchi corrispondevano, in media, a una riduzione aggiuntiva di circa 3 mmHg della pressione diastolica, il valore minimo della misurazione, oltre a circa 2,6 chili di peso in meno e a una diminuzione di circa un punto dell’indice di massa corporea.
Non è emerso invece un miglioramento complessivo significativo della pressione sistolica, il valore massimo, né dell’emoglobina glicata, che riflette la glicemia media dei mesi precedenti. Tra i partecipanti che partivano da valori più elevati, la riduzione della pressione sembrava più consistente. Gli effetti osservati restano quindi modesti, ma risultano distribuiti lungo un periodo prolungato.
I limiti dello studio
La ricerca è uno studio osservazionale retrospettivo: i ricercatori hanno esaminato dati già disponibili e non hanno assegnato l’intervento in modo controllato. Inoltre mancava un gruppo di confronto formato da persone che non ricevevano i pacchi. Non è quindi possibile stabilire che la distribuzione degli alimenti abbia causato direttamente i miglioramenti.
A incidere potrebbero essere stati anche il sostegno complessivo del centro sanitario, una maggiore regolarità nell’assunzione dei farmaci o cambiamenti nelle condizioni abitative e lavorative. Le misurazioni erano state raccolte durante normali visite ambulatoriali, possono quindi variare nel tempo. Il campione è inoltre piccolo e legato a un contesto specifico. Gli autori indicano la necessità di studi randomizzati per verificare l’ipotesi.
Il dato più solido riguarda la possibile importanza della continuità. Un’alimentazione ricca di vegetali, legumi e cereali integrali è già associata a un profilo cardiovascolare più favorevole; questa ricerca suggerisce che possa contare anche la regolarità con cui tali alimenti sono realmente disponibili. I pacchi non sostituiscono le cure per ipertensione o diabete. Chi ha difficoltà a procurarsi cibo adeguato può parlarne con il medico o con i servizi sociali del territorio.
La fonte scientifica è il paper Plant-Based Medically Tailored Groceries From a Food Pantry and Adult Cardiometabolic Outcomes, pubblicato sulla rivista Preventing Chronic Disease, DOI 10.5888/pcd23.260023.