Salute globale

Origini e rischio cardiovascolare: cosa mostra la revisione

L’analisi sugli adulti ispanici negli Usa segnala pericoli crescenti e differenze interne alla comunità.

Origini e rischio cardiovascolare: cosa mostra la revisione

Le origini familiari e culturali possono contribuire a definire il rischio cardiovascolare, insieme alle condizioni sociali e alla possibilità di accedere alle cure. È il quadro che emerge da una nuova dichiarazione scientifica dell’American Heart Association dedicata agli adulti di origine ispanica e latinoamericana che vivono negli Stati Uniti, una popolazione che rappresenta quasi un quinto degli abitanti del Paese.

Il documento non è un esperimento né uno studio che segue nel tempo un gruppo di partecipanti. Gli esperti hanno invece raccolto e organizzato le conoscenze disponibili sulle malattie del cuore e dei vasi sanguigni e sull’ictus. L’obiettivo è fare il punto sulle evidenze e individuare le lacune della ricerca, non introdurre nuove indicazioni terapeutiche.

Fattori di rischio in aumento

Secondo la revisione, le malattie cardiovascolari sono diventate la prima causa di morte tra le persone di origine ispanica negli Stati Uniti. Il carico dei fattori di rischio è elevato e comprende obesità, diabete e dislipidemia, cioè livelli non desiderabili di colesterolo e trigliceridi.

Le evidenze più recenti indicano inoltre un peggioramento nel controllo della pressione alta e una maggiore diffusione di obesità e diabete, con un divario crescente rispetto ad altri gruppi. Per anni si è parlato di paradosso ispanico: nonostante la presenza di numerosi fattori di rischio, la mortalità cardiovascolare appariva più bassa del previsto. La dichiarazione invita però a ridimensionare questa interpretazione, che non vale allo stesso modo per tutti i gruppi di origine, per uomini e donne o per ogni malattia.

Le differenze dentro la comunità

L’etichetta ispanica o latinoamericana comprende persone con storie molto diverse. Chi ha radici in Messico, Cuba o Porto Rico, così come in altri Paesi dell’America centrale e meridionale, può presentare caratteristiche genetiche, abitudini e condizioni sociali differenti. Quando i dati vengono analizzati separatamente per gruppo di origine, anche i profili di rischio cambiano in modo sostanziale.

Per questo, considerare queste persone come un unico blocco può nascondere proprio le comunità che avrebbero bisogno di maggiore attenzione. Tra gli elementi che possono ostacolare la prevenzione e le cure gli autori citano le barriere linguistiche, la mancanza di copertura assicurativa, le esposizioni ambientali e lo stress psicologico e sociale. Sono fattori che incidono sull’accesso ai servizi e sulla continuità dell’assistenza, indipendentemente dalle scelte individuali.

I risultati non possono essere trasferiti automaticamente al contesto italiano, perché riguardano una popolazione specifica e un sistema sanitario diverso. Offrono però uno spunto generale: il rischio cardiovascolare dipende anche dall’ambiente in cui si vive, dalla possibilità di seguire un’alimentazione equilibrata e di sottoporsi a controlli regolari. Restano importanti il monitoraggio di pressione, glicemia e colesterolo, l’attività fisica e un’alimentazione bilanciata, compatibilmente con le condizioni reali delle persone.

La dichiarazione sottolinea infine la necessità di raccogliere dati più dettagliati per gruppo di origine e di coinvolgere maggiormente queste comunità nella ricerca. Una prevenzione efficace, osservano gli esperti, deve tenere conto delle caratteristiche di chi la riceve. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Circulation con il titolo State of Cardiovascular Disease and Stroke in Hispanic/Latino Adults in the United States e DOI 10.1161/cir.0000000000001463.