Talloni contro la parete, schiena appoggiata e sguardo in avanti: se la nuca non tocca il muro, il dato può attirare l’attenzione sulla posizione della parte alta del corpo. La misurazione viene utilizzata anche nella ricerca per valutare la postura flessa in avanti e individuare possibili casi di ipercifosi toracica, cioè una curvatura eccessiva della zona dorsale.
Il risultato, però, rappresenta soltanto una fotografia del momento. Indica come sono posizionati testa e dorso in quella specifica occasione, ma non permette di stabilire da solo se la situazione stia peggiorando o quale sia l’origine della curvatura. Per valutare un cambiamento servono confronti nel tempo e misurazioni eseguite con modalità comparabili.
Come si esegue e che cosa misura
Negli studi, il test segue una procedura precisa: i talloni e la parte posteriore del tronco sono appoggiati alla parete, mentre la testa mantiene la sua posizione naturale. Viene quindi misurata, in linea retta e perpendicolarmente al muro, la distanza tra la nuca e la parete. La posizione del corpo e il modo in cui viene rilevata la misura possono influenzare il risultato.
Anche quando è eseguito correttamente, il test descrive soltanto quanto la parte alta del corpo sia inclinata in avanti. Non esamina l’intera colonna e non costituisce una diagnosi. La sua affidabilità è stata valutata in contesti standardizzati, con professionisti formati e procedure ripetute nello stesso modo.
Uno studio condotto su 99 persone ha confrontato la distanza dal muro con le misure ricavate dalle radiografie. Una distanza di almeno 6,5 centimetri ha individuato il 71,4% delle persone con ipercifosi e ha classificato correttamente il 76,6% di quelle senza la condizione.
Il dato significa che circa tre persone su dieci con una curvatura eccessiva restavano sotto la soglia, mentre circa una persona su quattro senza ipercifosi la superava. Per questo il valore di 6,5 centimetri va considerato una soglia di ricerca, non un confine universale tra una posizione corretta e una scorretta. Inoltre, gli studi disponibili non stabiliscono quale piccola variazione rilevata a casa indichi un reale peggioramento.
Quando è opportuno rivolgersi a un medico
Una distanza ampia non chiarisce la causa della curvatura. L’arrotondamento della schiena può avere una componente posturale, dipendere da alterazioni strutturali della colonna oppure, in alcuni adulti, essere associato a fratture vertebrali dovute all’osteoporosi. La nuca staccata dal muro, quindi, non è un segno di frattura.
In caso di sospetta cifosi, propria o di un figlio, è consigliabile parlarne con un medico. L’esame clinico può valutare anche la flessibilità della curvatura e, quando indicato, essere completato con immagini della colonna. Una curvatura marcata associata a dolore importante o difficoltà respiratorie richiede una valutazione medica.
Per le donne dopo la menopausa e per gli uomini dai 50 anni, le linee guida britanniche sull’osteoporosi invitano a considerare accertamenti per una frattura vertebrale in presenza di cifosi evidente, perdita di statura di almeno 4 centimetri oppure dolore acuto alla schiena insieme a fattori di rischio per osteoporosi. Si tratta di indicazioni a farsi valutare, non della raccomandazione di eseguire una radiografia dopo ogni misurazione domestica.
Se al sospetto di frattura vertebrale si aggiungono deficit neurologici, cioè segnali di un coinvolgimento dei nervi, le linee guida indicano un invio urgente ai servizi specialistici. In generale, il test è più utile quando viene inserito nella storia clinica della persona e confrontato nel tempo. Da solo, eseguito contro la parete di casa, descrive soltanto come si stava in piedi quel giorno.