Svegliarsi durante la notte per urinare, cioè avere nicturia, non significa automaticamente avere la glicemia alta. Il legame con il diabete esiste, perché quando lo zucchero nel sangue aumenta oltre una certa soglia i reni possono eliminarne una parte attraverso le urine. Tuttavia, il numero dei risvegli notturni, preso da solo, non permette di stabilire né la causa del disturbo né la presenza di una malattia.
Il dato più utile riguarda la quantità complessiva di urina prodotta nelle 24 ore, insieme a ciò che accade durante il giorno. Se la minzione diventa più abbondante o frequente anche nelle ore di veglia e compare una sete insolita, il sospetto di glicemia elevata diventa più concreto. Altri segnali compatibili, ma non specifici, sono dimagrimento involontario, stanchezza e vista offuscata. Il diabete di tipo 2, inoltre, può presentarsi con pochi sintomi o senza disturbi evidenti.
Perché lo zucchero aumenta la produzione di urina
In condizioni normali i reni filtrano il glucosio e lo restituiscono al sangue. Quando la glicemia sale abbastanza, però, una parte dello zucchero passa nelle urine e trascina con sé acqua. Questo meccanismo, chiamato diuresi osmotica, aumenta il volume urinario sia di giorno sia di notte e può spiegare alcuni casi di nicturia. Non esiste però una soglia di glicemia che si possa ricavare dal numero di volte in cui ci si alza dal letto.
Il risveglio può avere anche altre origini. Tra le possibilità ci sono una produzione eccessiva di urina, una vescica che trattiene meno a lungo, problemi della vescica o della prostata, apnea ostruttiva del sonno, edema e alcuni farmaci. Spesso più fattori contribuiscono insieme. Per questo è importante distinguere tra frequenza e volume: alzarsi più volte per poche gocce descrive una situazione diversa rispetto allo svuotamento di una vescica piena.
Anche l’ordine degli eventi può orientare la valutazione. Svegliarsi perché si avverte lo stimolo a urinare non è uguale ad andare in bagno dopo essersi destati per un’altra ragione. Chi ha già il diabete dovrebbe riferire i disturbi urinari al medico, perché possono comparire anche quando la glicemia rientra nell’intervallo concordato. Inoltre, gli inibitori SGLT2 possono aumentare la frequenza della minzione: questo effetto, da solo, non dimostra che la malattia sia fuori controllo. La terapia non va modificata senza averne parlato con il professionista che la segue.
Quando rivolgersi al medico
Sete e minzione molto aumentate associate a vomito, respiro difficoltoso o alito fruttato richiedono una valutazione urgente. Possono essere segnali di chetoacidosi diabetica, un’emergenza che può comparire anche in persone senza una precedente diagnosi di diabete.
Negli altri casi può essere utile compilare per circa tre giorni un diario delle minzioni, annotando orario e quantità di ogni episodio, bevande assunte e ore di sonno. Il diario aiuta a capire se il problema riguarda l’intera giornata, soprattutto la notte o la capacità della vescica, ma non consente di diagnosticare il diabete.
Quando il sospetto è fondato, la verifica richiede esami del sangue come glicemia plasmatica ed emoglobina glicata, o HbA1c. Negli adulti non in gravidanza sono valori diagnostici un’HbA1c pari o superiore al 6,5%, una glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dL oppure una glicemia casuale pari o superiore a 200 mg/dL in presenza dei sintomi classici. Se il quadro non è inequivocabile, il risultato deve essere confermato. Il glucometro domestico e le strisce per le urine non bastano per stabilire la diagnosi.
È opportuno rivolgersi a un professionista se i risvegli sono comparsi recentemente, persistono nel tempo o si associano a sete e a una maggiore produzione di urina durante il giorno. Più che il semplice numero degli episodi, contano il volume urinario e i cambiamenti rispetto alle abitudini precedenti.