Salute infantile

Microbioma dei neonati, possibili legami con eczema e allergie

Un’analisi osservazionale rileva squilibri precoci, ma non offre ancora strumenti predittivi nella pratica clinica.

Microbioma dei neonati, possibili legami con eczema e allergie

Nei primi mesi di vita la pelle dei neonati ospita un ecosistema di batteri e lieviti in rapida evoluzione. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Allergy, la composizione di questo microbioma cutaneo potrebbe essere associata al rischio di sviluppare eczema insieme a sensibilizzazione o allergia alimentare.

Lo studio ha seguito centinaia di bambini nel primo anno di vita. I ricercatori hanno raccolto campioni tramite tamponi dalla guancia e dalla piega del gomito in due momenti: tra i 2 e i 3 mesi e intorno ai 12 mesi. L’obiettivo era confrontare il microbioma dei bambini con eczema isolato, di quelli con eczema associato a sensibilizzazione alimentare e di quelli con eczema accompagnato da allergia alimentare.

Nel gruppo di bambini che ha poi sviluppato eczema insieme a sensibilizzazione o allergia alimentare, già nei primi mesi sono emersi segnali di disbiosi, cioè di squilibrio nella comunità microbica della pelle. In particolare, è stata osservata una maggiore presenza di alcune specie di stafilococco. Lo stesso schema non è comparso con la medesima chiarezza nei bambini che hanno sviluppato eczema senza altri problemi allergici.

Profili diversi nel corso del primo anno

A 12 mesi le differenze tra i gruppi risultavano più nette. Alcuni microrganismi erano più frequenti nei bambini con eczema isolato, mentre altri cambiamenti comparivano soprattutto quando la dermatite era associata ad allergia alimentare. I dati suggeriscono quindi che non esista un unico microbioma tipico dell’eczema, ma profili differenti in base alla forma della malattia atopica.

La ricerca ha inoltre rilevato una certa condivisione di ceppi microbici tra madre e neonato. Il risultato non dimostra che la trasmissione dei microrganismi provochi la malattia, ma indica che la colonizzazione cutanea precoce potrebbe seguire percorsi familiari. Gli studiosi hanno valutato anche alcune varianti del gene FLG, coinvolto nella funzione della barriera cutanea.

Il significato pratico dei risultati deve però essere ridimensionato. Il microbioma potrebbe contribuire allo sviluppo dei disturbi, ma potrebbe anche riflettere altre predisposizioni, comprese quelle genetiche o legate alla barriera della pelle. Inoltre, la ricerca è di tipo osservazionale: individua associazioni, non dimostra rapporti di causa-effetto.

Ancora nessun test predittivo

Per ora non esiste un tampone cutaneo in grado di prevedere con certezza eczema o allergie alimentari. Lo studio non dimostra nemmeno che modificare il microbioma della pelle possa prevenire queste condizioni. A limitare l’estensione dei risultati contribuiscono anche la popolazione specifica esaminata, la presenza di molti casi lievi e la documentazione incompleta di alcuni fattori, come l’uso di antibiotici.

La ricerca rafforza l’idea che i primi mesi di vita siano importanti nello sviluppo delle malattie atopiche e che il microbioma cutaneo possa rappresentare una parte di questo processo. Tuttavia, il valore attuale è soprattutto conoscitivo. Per trasformare questi dati in strumenti clinici o indicazioni generali di prevenzione serviranno ulteriori conferme.

Il lavoro originale, intitolato Shotgun Metagenomics Reveals Skin Microbiome Composition and Function in Infant Atopic Disease, è stato pubblicato su Allergy. Il DOI dello studio è 10.1111/all.70449.