La luce che entra dalla finestra, le spie dei dispositivi elettronici e gli schermi utilizzati fino a tardi potrebbero avere effetti che vanno oltre la qualità del riposo. Un nuovo studio ha esaminato il possibile rapporto tra esposizione alla luce notturna, caratteristiche del cuore e rischio cardiovascolare nel tempo.
I ricercatori hanno seguito un ampio gruppo di adulti. Per circa una settimana, i partecipanti hanno indossato un sensore al polso in grado di registrare i movimenti e i livelli di luce. Alcuni anni più tardi, una parte del gruppo è stata sottoposta a risonanza magnetica cardiaca, esame che consente di valutare dimensioni, spessore delle pareti e capacità di contrazione dell’organo.
L’obiettivo era verificare se le persone abituate a dormire in ambienti più illuminati presentassero differenze nella struttura cardiaca rispetto a chi trascorreva la notte al buio. In un’analisi separata, condotta su un campione più ampio, è stata inoltre valutata l’eventuale associazione tra esposizione notturna ed eventi cardiovascolari negli anni successivi.
I risultati dell’analisi
Secondo i dati raccolti, i partecipanti più esposti alla luce artificiale durante la notte presentavano più spesso segnali compatibili con un rimodellamento cardiaco sfavorevole. Il ventricolo sinistro, la principale pompa del cuore, tendeva ad avere pareti leggermente più spesse e una funzione un po’ meno efficiente. Sono stati osservati segnali anche in altre camere cardiache.
Nello stesso gruppo è emerso, nel corso del tempo, un rischio più elevato di alcuni eventi, tra cui scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, infarto, ictus e morte cardiovascolare. I risultati indicano però un’associazione e non dimostrano che la luce sia la causa diretta di questi problemi.
Le analisi suggeriscono che una parte del possibile legame possa dipendere dalla minore durata del sonno. La luce durante la notte potrebbe infatti disturbare il riposo e contribuire, attraverso questo meccanismo, a effetti sfavorevoli sul sistema cardiovascolare.
I limiti e le indicazioni pratiche
Lo studio è osservazionale: individua collegamenti, ma non può stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto. Inoltre, l’esposizione è stata misurata soltanto per una settimana, non per un periodo prolungato. Non è stata nemmeno analizzata in dettaglio la tipologia di luce, per esempio la componente blu, e la popolazione studiata non era pienamente rappresentativa di quella generale.
Il messaggio, quindi, non è che una piccola fonte luminosa danneggi automaticamente il cuore. Tuttavia, ridurre le luci nella camera, schermare le finestre, spegnere televisori e dispositivi e limitare gli schermi prima di dormire può favorire un contesto più adatto al riposo. Dormire al buio è una misura semplice e a basso costo, ma non sostituisce le strategie consolidate per la prevenzione cardiovascolare, come attività fisica, orari regolari e controllo dei fattori di rischio.
La ricerca, intitolata “Nighttime light exposure and cardiac structure and function”, è stata pubblicata sull’European Heart Journal. Il DOI del lavoro è 10.1093/eurheartj/ehag563.