Quando una visita o un esame diagnostico non viene garantito entro il termine previsto dalla ricetta, il cittadino non deve necessariamente rivolgersi a un professionista a pagamento. In base alla normativa sulle liste d’attesa, è possibile chiedere all’Azienda sanitaria di attivare un percorso alternativo, con prestazione in intramoenia o presso una struttura privata accreditata e pagamento del solo ticket, se dovuto.
Il diritto riguarda il rispetto dei tempi nell’ambito territoriale di garanzia, ma non consente di scegliere liberamente uno specifico medico o una determinata struttura. La procedura, inoltre, non si attiva in modo automatico e richiede alcuni passaggi formali.
Il ruolo della classe di priorità
Sulla ricetta il medico deve indicare il quesito diagnostico e la classe di priorità, che determina il limite massimo per il primo accesso. La priorità U, urgente, prevede l’erogazione entro 72 ore; la B, breve, entro 10 giorni. Per la classe D, differibile, il termine è di 30 giorni per le visite e di 60 giorni per gli esami diagnostici. La classe P, programmabile, indica invece un’attesa massima di 120 giorni.
Il primo passo è prenotare attraverso il CUP. Se il sistema propone una data oltre il limite previsto, oppure comunica che le prenotazioni sono chiuse, è importante conservare ogni prova dell’indisponibilità: ricevute, schermate della prenotazione online o indicazioni sulla prima data disponibile.
La richiesta alla Asl
Con la documentazione raccolta, il paziente deve presentare una richiesta formale e tracciabile alla Direzione sanitaria della propria Asl e all’Urp, l’Ufficio relazioni con il pubblico. La domanda può essere inviata tramite Pec, raccomandata o protocollo e deve contenere la ricetta, la prova del mancato rispetto dei tempi e la richiesta di attivazione del percorso di tutela previsto dal D.Lgs. 124/1998 e dalla normativa sulle liste d’attesa, compreso il D.L. 73/2024.
Ricevuta la richiesta, l’Asl deve individuare una soluzione compatibile con la priorità indicata. Può reindirizzare il paziente verso un’altra struttura pubblica, indicare un privato accreditato oppure autorizzare una prestazione in intramoenia, cioè svolta da un medico del Servizio sanitario nazionale fuori dal normale orario di lavoro, all’interno di una struttura pubblica.
In questi casi il cittadino paga soltanto il ticket previsto, oppure nulla se ha diritto all’esenzione. La parte restante della tariffa privata viene sostenuta dall’Azienda sanitaria. È però essenziale non prenotare autonomamente la prestazione da un professionista privato prima di aver presentato la richiesta all’Asl e ottenuto l’autorizzazione: in caso contrario, non è previsto il rimborso.
La classe di priorità deve inoltre corrispondere alle condizioni cliniche effettive e deve essere stabilita dal medico. Un utilizzo improprio delle indicazioni di urgenza rischia di penalizzare chi ha una reale necessità di accesso rapido alle cure.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ricordato che il monitoraggio delle liste d’attesa è affidato anche alla piattaforma di Agenas. Tra gli obiettivi indicati c’è il superamento delle agende chiuse: secondo Schillaci, quando un cittadino prenota un esame deve poter sapere quando sarà effettuato. Ministero, Agenas e Regioni sono inoltre coinvolti nelle attività di controllo, con la possibilità di interventi ispettivi in caso di irregolarità.