Gravidanza

Infezioni TORCH, rischi neuroevolutivi evidenziati da uno studio

L’analisi su milioni di persone segnala legami con autismo e disabilità intellettiva, ma non dimostra un nesso causale.

Infezioni TORCH, rischi neuroevolutivi evidenziati da uno studio

Alcune infezioni contratte durante la gravidanza possono essere associate a conseguenze sullo sviluppo cognitivo e comportamentale che diventano evidenti anche a distanza di anni. A esaminare il possibile legame è uno studio di popolazione pubblicato su JAMA Pediatrics, basato sui dati sanitari di oltre 3,6 milioni di persone nate nell’arco di diversi decenni.

Tra i partecipanti, 975 persone avevano ricevuto una diagnosi di infezione congenita appartenente al gruppo TORCH. La sigla comprende patologie che possono trasmettersi dalla madre al feto, tra cui citomegalovirus, toxoplasmosi, rosolia, sifilide e herpes simplex. I ricercatori hanno valutato l’eventuale associazione con esiti neuroevolutivi e psichiatrici, concentrandosi in particolare su autismo e disabilità intellettiva.

I risultati dell’analisi

Il dato più consistente riguarda un’associazione tra infezioni congenite TORCH e un rischio più elevato di disabilità intellettiva e disturbo dello spettro autistico. L’incremento appariva particolarmente marcato per le forme più gravi di disabilità intellettiva. L’autismo risultava inoltre più frequentemente associato quando compariva insieme a una disabilità intellettiva.

Lo studio ha rilevato anche un segnale relativo al rendimento scolastico: in media, i ragazzi esposti prima della nascita ottenevano voti leggermente più bassi a 16 anni. La differenza era modesta, ma statisticamente significativa. Per altre condizioni, invece, le evidenze sono risultate meno solide. L’associazione con l’ADHD si indeboliva nel confronto tra fratelli, suggerendo un possibile ruolo di fattori familiari. Non è emerso un legame coerente con il disturbo ossessivo-compulsivo, mentre i casi di tic, sindrome di Tourette e psicosi erano troppo pochi per consentire conclusioni affidabili.

Il confronto tra fratelli rappresenta uno degli elementi metodologici rilevanti della ricerca, perché permette di ridurre l’influenza di caratteristiche condivise, come l’ambiente familiare e una parte della predisposizione genetica. Nel lavoro, il contributo maggiore sembrava riguardare soprattutto il citomegalovirus; la rosolia, invece, risultava ormai molto rara, verosimilmente anche grazie alla vaccinazione.

Limiti e prevenzione

I risultati non significano che le infezioni TORCH spieghino la maggior parte dei casi di autismo o delle difficoltà cognitive. Si tratta di eventi rari e lo studio mostra un’associazione, non dimostra da solo un rapporto di causa-effetto in ogni singolo caso. Inoltre, sono state considerate soprattutto le infezioni clinicamente diagnosticate: quelle congenite prive di sintomi potrebbero non essere state registrate.

Non è stato possibile stabilire con precisione quando sia avvenuta l’infezione durante la gravidanza né quanto abbiano inciso eventuali trattamenti precoci, la prematurità o altre complicanze ostetriche. Per alcuni esiti rari, inoltre, il numero dei casi era troppo limitato. Il messaggio pratico resta quindi improntato alla prudenza: vaccinazioni raccomandate, controlli durante la gravidanza, attenzione all’igiene alimentare e rispetto delle indicazioni mediche possono contribuire alla prevenzione, senza trasformare i risultati di un singolo studio in una regola assoluta.

La ricerca è intitolata Congenital TORCH Infections and Neurodevelopmental Outcomes. Il DOI del lavoro pubblicato su JAMA Pediatrics è 10.1001/jamapediatrics.2026.4229.