Iniziare una nuova terapia e avvertire, dopo pochi giorni, la pancia più tesa o le caviglie appesantite può essere una reazione legata ai farmaci. Diversi medicinali da banco o prescritti con frequenza possono infatti influire sulla digestione oppure sul bilancio dei liquidi nell’organismo. Riconoscere i possibili meccanismi aiuta a gestire il disturbo senza allarmarsi e, soprattutto, senza interrompere la cura di propria iniziativa.
Il gonfiore associato ai trattamenti farmacologici può presentarsi principalmente in due forme. Il gonfiore addominale dipende dalla produzione di gas o da un rallentamento della motilità intestinale. La ritenzione idrica, invece, consiste nell’accumulo di liquidi nei tessuti e può manifestarsi con segni più profondi lasciati dai calzini, dita delle mani più gonfie o una sensazione di pesantezza agli arti inferiori. Alla base possono esserci interazioni dei principi attivi con le mucose, con il microbiota intestinale o con la funzione di filtraggio dei reni.
Le categorie più coinvolte
Tra i medicinali che possono favorire questi disturbi ci sono gli antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene e ketoprofene. Possono irritare la parete dello stomaco e indurre i reni a trattenere una maggiore quantità di sodio e acqua. Gli antibiotici, invece, possono alterare temporaneamente l’equilibrio del microbiota intestinale: da qui possono derivare fermentazioni e una maggiore sensazione di tensione addominale.
Chi assume farmaci contro l’ipertensione, in particolare i calcio-antagonisti, può notare un edema localizzato ai piedi e alle caviglie. Il rilassamento dei piccoli vasi sanguigni può facilitare il passaggio dei liquidi nei tessuti circostanti. Anche alcune terapie ormonali, tra cui la pillola anticoncezionale, e i cortisonici utilizzati per periodi prolungati possono favorire l’accumulo di liquidi attraverso effetti sulla regolazione dei sali minerali.
Come gestire il disturbo
Se si sospetta un legame tra il gonfiore e un medicinale, la prima indicazione è non sospendere il trattamento senza aver consultato un professionista. In caso di disturbi digestivi, camminare dopo i pasti può stimolare la motilità intestinale. Durante un ciclo di antibiotici, l’eventuale ricorso a probiotici specifici va invece valutato con il medico o il farmacista, in base alla situazione individuale.
Quando prevale la ritenzione di liquidi, può essere utile limitare il sale nella dieta. Sollevare le gambe durante il riposo favorisce il ritorno venoso e può ridurre la pesantezza agli arti inferiori, in particolare quando il gonfiore periferico è associato ai farmaci per la pressione. Si tratta di accorgimenti generali, che non sostituiscono una valutazione sanitaria.
Nella maggior parte dei casi l’effetto collaterale è temporaneo e tende a ridursi quando l’organismo si adatta o al termine del trattamento. È comunque opportuno contattare il medico di medicina generale se il gonfiore diventa doloroso oppure se compare un aumento di peso improvviso nel giro di pochi giorni. Il professionista potrà valutare un eventuale aggiustamento della dose, la sostituzione del principio attivo o altre indicazioni mirate.