Salute intima

Ginecologia rigenerativa, tra lichen, menopausa e PMA

Laser, radiofrequenza, acido ialuronico ed esosomi sono tra gli strumenti illustrati dal ginecologo Giovanni Buzzaccarini.

Ginecologia rigenerativa, tra lichen, menopausa e PMA

La medicina rigenerativa non riguarda soltanto i trattamenti estetici promossi sui social network. In ginecologia viene proposta per affrontare alcuni disturbi delle mucose genitali, dall’atrofia vulvo-vaginale associata alla menopausa fino al lichen, e in alcuni percorsi di procreazione medicalmente assistita. Si tratta di un ambito che utilizza tecniche differenti, la cui indicazione deve essere valutata dal medico in base alla situazione clinica.

Secondo Giovanni Buzzaccarini, ginecologo esperto di ginecologia rigenerativa, estetica e funzionale, questo settore si è sviluppato negli ultimi 20 anni. Tra le procedure citate figurano laser, radiofrequenza, PRP, cioè plasma arricchito di piastrine, cellule staminali mesenchimali ricavate dal tessuto adiposo, carbossiterapia e ossigeno-ozonoterapia. Tra le opzioni più recenti rientrano anche le infiltrazioni di acido ialuronico libero e polinucleotidi, frammenti di Dna e Rna utilizzati con l’obiettivo di sostenere la rigenerazione dei tessuti vulvo-vaginali.

Le possibili applicazioni

Una delle condizioni per cui queste tecniche vengono impiegate è il lichen, malattia infiammatoria cronica che può interessare cute e mucose genitali. Le forme più note sono il lichen planus e il lichen sclerosus, associati a prurito, bruciore e dolore. La terapia di riferimento prevede prodotti topici a base di clobetasone, ma, secondo l’intervistato, in circa metà dei casi la risposta può risultare insufficiente.

Quando il trattamento standard non basta, il medico può valutare radiofrequenza, infiltrazioni di acido ialuronico e polinucleotidi oppure PRP arricchita con esosomi. La radiofrequenza produce calore attraverso una sonda vaginale; le infiltrazioni puntano invece a idratare e ristrutturare cute e mucose. Per la PRP vengono prelevati 20 millilitri di sangue, dal quale si separa il plasma e si concentrano piastrine ed esosomi, vescicole extracellulari contenenti molecole bioattive. Il materiale viene poi iniettato nell’area interessata dopo l’applicazione di una crema anestetica.

In menopausa, il calo degli estrogeni può causare atrofia vulvo-vaginale, secchezza, prurito, bruciore e dolore durante i rapporti. L’assottigliamento delle mucose e la variazione del pH possono inoltre favorire infezioni ricorrenti, tra cui cistiti e candidosi. Creme o gel a base di fitoestrogeni, acido ialuronico, fosfolipidi e vitamina E possono contribuire all’idratazione. Per intervenire più a lungo sulla struttura dei tessuti vengono invece citate microinfiltrazioni, laser intravaginale e radiofrequenza. Il laser CO2 frazionato, descritto come lievemente ablativo, sarebbe preso in considerazione soprattutto nei casi di atrofia severa, mentre la radiofrequenza agirebbe attraverso una diffusione più uniforme del calore.

Il ruolo nei percorsi di procreazione assistita

Un’altra possibile applicazione riguarda le pazienti sottoposte a procreazione medicalmente assistita con endometrio sottile, una delle condizioni che possono rendere più difficile l’impianto dell’embrione. Dopo la valutazione ecografica, PRP ed esosomi possono essere introdotti nella cavità uterina attraverso un sottile catetere, sotto guida ecografica, con l’obiettivo di aumentare lo spessore o la ricettività dell’endometrio. Il testo cita uno studio pubblicato nel 2020 sul Journal of Assisted Reproduction and Genetics, secondo cui gli esosomi avrebbero migliorato la vitalità cellulare e ridotto alcune citochine pro-infiammatorie. Si tratta comunque di procedure da discutere con uno specialista e da inserire in un percorso clinico personalizzato.

Un capitolo distinto riguarda le maschere cosmetiche per la vulva, diventate visibili anche grazie ai social e a personaggi come Belén Rodríguez. Il ginecologo sottolinea però la differenza tra questi prodotti, spesso formulati con ingredienti lenitivi, e le maschere medicali prescritte per finalità terapeutiche. La presenza online di un prodotto o di una tecnica non equivale quindi a una prova della sua efficacia: la scelta del trattamento deve partire dalla diagnosi e dalla valutazione ginecologica.