Alimentazione

Fibrillazione atriale, cosa sapere su alcol, caffè e farmaci

Le prove ridimensionano i divieti: attenzione soprattutto alle bevande alcoliche e alle terapie anticoagulanti.

Fibrillazione atriale, cosa sapere su alcol, caffè e farmaci

Per chi riceve una diagnosi di fibrillazione atriale non esiste una lista universale di cibi da eliminare. Le evidenze disponibili indicano invece due aspetti prioritari: il rapporto con l’alcol e le possibili interazioni tra alimenti e alcuni anticoagulanti. Gli altri presunti fattori scatenanti vanno valutati con cautela, senza adottare regimi alimentari eccessivamente restrittivi.

Alcol da ridurre, caffè senza divieti generalizzati

Sull’alcol le indicazioni sono più nette. Ridurne fortemente il consumo o eliminarlo può diminuire il rischio di recidive e il carico dell’aritmia, soprattutto nelle persone che cercano di mantenere il ritmo sinusale. In uno studio condotto su bevitori regolari, le recidive hanno riguardato il 53% dei partecipanti che avevano quasi eliminato l’alcol, contro il 73% del gruppo di controllo.

Le linee guida europee indicano come obiettivo non più di 3 bevande standard alla settimana, pari a circa 30 grammi di alcol, mentre quelle statunitensi invitano a orientarsi verso la quasi astinenza. Non è però dimostrato che esista una quantità priva di rischi per tutte le persone.

Diverso il discorso per il caffè. Le principali linee guida non trovano un beneficio nell’astensione sistematica. Uno studio randomizzato su consumatori abituali, dopo cardioversione, ha rilevato che circa una tazza al giorno non aumentava le recidive rispetto alla rinuncia. La risposta individuale resta comunque importante e le bevande energetiche, soprattutto se associate a dosi elevate di caffeina, non sono direttamente paragonabili al caffè.

Anticoagulanti e alimenti: conta la terapia seguita

Alcune persone riferiscono che pasti abbondanti, cibi freddi, cioccolato o alimenti piccanti precedano gli episodi di aritmia. La coincidenza temporale non dimostra però un rapporto di causa-effetto. Una riduzione individuale può essere ragionevole quando lo stesso schema si ripete con regolarità, ma è opportuno evitare di escludere molti alimenti senza conferme obiettive. Anche gli integratori concentrati di omega-3 non hanno dimostrato di prevenire le recidive e, a dosi elevate, possono essere associati a un rischio maggiore. Il dato riguarda i supplementi, non il pesce consumato normalmente.

Con warfarin, la vitamina K influenza direttamente l’effetto del farmaco. Non è quindi necessario eliminare spinaci, broccoli, cavoli o ceci: è più importante mantenerne stabile il consumo nel tempo. Cambiamenti marcati nella dieta, una dieta dimagrante o il passaggio a un’alimentazione vegetariana possono modificare l’INR e vanno discussi con il centro anticoagulazione. Durante la terapia è inoltre consigliabile evitare prodotti a base di cranberry e succo di pompelmo, che possono aumentare l’effetto anticoagulante.

Le restrizioni legate alla vitamina K non valgono per apixaban, dabigatran, edoxaban e rivaroxaban. Per quest’ultimo, alle dosi di 15 o 20 milligrammi, l’assunzione con il cibo migliora l’assorbimento. Per farmaci, integratori e prodotti erboristici è comunque opportuno consultare il foglio illustrativo o chiedere al farmacista. Nessun cambiamento nella dieta sostituisce la terapia prescritta per la prevenzione dei coaguli o per il controllo della frequenza e del ritmo cardiaco.

Dolore o pressione al torace, perdita di coscienza, grave difficoltà respiratoria o segni improvvisi di ictus, come debolezza di un lato del corpo, asimmetria del viso, difficoltà nel parlare o disturbi visivi, richiedono di chiamare immediatamente il 118.