Per chi convive con il disturbo post-traumatico da stress, gli incubi ricorrenti possono compromettere il riposo e aumentare la stanchezza durante il giorno. Un nuovo studio ha valutato l’efficacia del dronabinol, una forma sintetica del THC, su questo sintomo specifico, senza considerare il farmaco come una cura complessiva del disturbo.
Il trial e i risultati
La ricerca ha coinvolto 171 adulti con disturbo post-traumatico da stress e incubi ripetuti. I partecipanti, in larga maggioranza donne e con un’età media di circa 38 anni, sono stati assegnati casualmente al trattamento con dronabinol oppure al placebo. Né i partecipanti né i ricercatori sapevano quale trattamento fosse stato somministrato. Il confronto è durato 10 settimane, con una dose assunta una volta al giorno prima di dormire.
L’obiettivo principale era verificare se, al termine del periodo di osservazione, gli incubi fossero diventati meno frequenti e meno intensi. Alla decima settimana, il gruppo trattato con dronabinol ha mostrato un miglioramento maggiore rispetto a quello che aveva ricevuto il placebo. Secondo i dati raccolti, quindi, il farmaco ha ridotto più del placebo la frequenza e l’intensità degli incubi legati al trauma.
Il risultato riguarda però esclusivamente gli incubi. Lo studio non dimostra che il dronabinol possa curare il disturbo post-traumatico nel suo insieme, né che migliori automaticamente tutti gli aspetti psicologici, emotivi e funzionali associati alla condizione. Il possibile beneficio va quindi interpretato come un effetto mirato su un sintomo spesso difficile da controllare.
Sicurezza e limiti
Gli effetti indesiderati sono stati segnalati più spesso tra le persone che assumevano il farmaco rispetto a quelle del gruppo placebo. Le interruzioni del trattamento dovute agli effetti collaterali sono risultate simili nei due gruppi, ma nel gruppo trattato con dronabinol si sono verificati anche eventi avversi gravi, che non sono stati osservati tra i partecipanti al placebo.
Questi dati rendono necessaria una valutazione attenta del rapporto tra benefici e rischi. Inoltre, la durata limitata dello studio non permette di stabilire quanto a lungo possa mantenersi il miglioramento o quali conseguenze possano emergere con un uso prolungato. I risultati si riferiscono a uno specifico gruppo di adulti con disturbo post-traumatico e incubi ricorrenti e non possono essere estesi automaticamente ad altre persone, ad altri disturbi del sonno o all’uso libero di cannabis.
La ricerca, pubblicata su Nature Medicine, descrive dunque un risultato interessante ma non definitivo. Il dronabinol non rappresenta una soluzione generale per il trauma e i dati non giustificano l’automedicazione. Per chi soffre di incubi persistenti, l’eventuale ricorso a questo tipo di trattamento deve essere valutato con un professionista, considerando condizioni individuali, possibili effetti avversi e alternative terapeutiche.
Il paper originale è intitolato Dronabinol for nightmares in post-traumatic stress disorder: a randomized controlled trial. Il DOI dello studio è 10.1038/s41591-026-04546-9.