La dissenteria può comparire all’improvviso durante una partenza, su un treno, in aereo o mentre si è in visita a una città. Secondo un’indagine di Allianz Global Assistance, riguarda il 12% delle persone dirette verso Paesi caldi e può associarsi a malessere generale, brividi, febbre e crampi addominali. Nella maggior parte dei casi l’episodio acuto si risolve spontaneamente in 24-48 ore. Tra le cause più frequenti ci sono infezioni batteriche, intolleranze alimentari e stress. Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella e Campylobacter sono indicati tra i microrganismi più spesso responsabili delle enteriti. L’intolleranza al lattosio o al glutine può provocare sintomi simili, così come la cosiddetta diarrea da stress, legata alle connessioni tra sistema nervoso, immunitario ed endocrino. Lo stress cronico può infatti alterare la peristalsi e il ritmo intestinale.
Come affrontare l’episodio acuto
In una persona con un sistema immunitario funzionante, l’organismo riesce spesso a neutralizzare i germi nel giro di due o tre giorni. Durante questo periodo sono consigliati riposo e un’adeguata assunzione di liquidi, pari ad almeno due litri di acqua non gassata al giorno. L’alimentazione può comprendere riso e pasta in bianco, brodo, tè verde, carne e pesce magri, patate, carote lesse e banane. Per almeno una settimana è invece preferibile evitare fritti, latticini, spezie, cibi piccanti e ricchi di fibre, alcolici e bevande gassate o zuccherate. Le soluzioni reidratanti con sali minerali e glucosio aiutano a prevenire la disidratazione e a ristabilire l’equilibrio elettrolitico, ma non bloccano la diarrea. Secondo le indicazioni riportate, una o due bustine al giorno sciolte in mezzo litro d’acqua sono sufficienti. Il medico va consultato se dopo cinque giorni il disturbo non diminuisce o se nelle feci compaiono sangue e muco denso e abbondante. In caso di febbre oltre i 38 °C, il testo suggerisce il paracetamolo per via rettale.
Farmaci e prevenzione durante le vacanze
La loperamide cloridrato, antidiarroico da banco, dovrebbe essere riservata alle situazioni in cui non è possibile gestire le scariche, per esempio durante un viaggio, un’escursione o una riunione. Il farmaco riduce la peristalsi, ma un uso eccessivo può favorire stitichezza ostinata per diversi giorni. Per ridurre il rischio di tossinfezioni alimentari, è consigliabile consumare carne, pesce e uova ben cotti, evitando crudi di mare, carpacci, salse con uova crude, succhi non pastorizzati, latte crudo e prodotti preparati senza adeguate garanzie igieniche. Frutta e verdura devono essere lavate con cura. Nei Paesi tropicali, in Medio Oriente e in Nord Africa è prudente bere acqua in bottiglia, stappata al momento. Gli alimenti vanno conservati in frigorifero a 4 °C e, se lasciati a temperatura ambiente, consumati entro due ore. Il parere riportato nell’articolo invita inoltre a non esagerare con ghiaccio e bevande gassate, ritenute capaci di aumentare crampi e fermentazione intestinale. I probiotici possono contribuire a riequilibrare il microbiota, ma non esistono ceppi specifici indicati come risolutivi per la diarrea. I test sul microbiota, soprattutto durante o subito dopo l’episodio, hanno invece una limitata valenza scientifica: la composizione intestinale cambia rapidamente in relazione ad alimentazione, farmaci, stress, ormoni e attività fisica.