Studio alimentare

Dimagrire senza contare le porzioni: il ruolo della densità energetica

Per 16 settimane, adulti con sovrappeso hanno ridotto l’apporto calorico mantenendo stabile la quantità complessiva degli alimenti.

Dimagrire senza contare le porzioni: il ruolo della densità energetica

Per perdere peso non conta soltanto la quantità di cibo consumata, ma anche la concentrazione di calorie negli alimenti scelti. È il principio della densità energetica, calcolata in base al rapporto tra calorie e peso degli alimenti. Un nuovo studio ha valutato se modificare la qualità della dieta, senza imporre limiti rigidi alle porzioni, possa favorire il dimagrimento e ridurre il senso di privazione.

La ricerca ha coinvolto adulti con sovrappeso seguiti per 16 settimane nell’ambito di uno studio randomizzato. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: il primo ha seguito una dieta vegana povera di grassi, senza un limite prestabilito alla quantità di cibo; il secondo non ha modificato le proprie abitudini alimentari. I ricercatori hanno osservato sia l’andamento del peso sia la composizione della dieta.

Che cosa è emerso dalla ricerca

Nel gruppo che ha adottato l’alimentazione vegana, la densità energetica dei pasti si è ridotta di circa il 30%. Il cambiamento non è dipeso da una drastica diminuzione del volume degli alimenti: il peso complessivo del cibo consumato è rimasto sostanzialmente stabile. A diminuire è stato invece l’apporto calorico quotidiano.

Secondo i dati, il risultato è legato soprattutto alla maggiore presenza di verdure e legumi, alimenti ricchi di acqua e fibra e relativamente poveri di calorie per grammo. Anche l’eliminazione dei cibi animali, mediamente più concentrati dal punto di vista energetico, ha contribuito alla variazione osservata.

I ricercatori hanno inoltre rilevato un’associazione tra la riduzione della densità energetica e la perdita di peso: le persone che avevano ridotto maggiormente questo parametro tendevano a perdere più peso. Si tratta però di un’associazione e non di una prova definitiva di un rapporto diretto di causa-effetto.

Un principio utile, ma con prudenza

Il possibile interesse pratico dello studio sta nell’idea di intervenire sulla scelta degli alimenti, e non soltanto sulla quantità. Privilegiare cibi a bassa densità energetica può consentire di assumere meno calorie consumando volumi simili, con una potenziale maggiore sensazione di sazietà.

Il risultato non dimostra che diventare vegani sia l’unica strada per dimagrire. Suggerisce piuttosto di costruire più spesso i pasti intorno a ortaggi, legumi, frutta e cereali integrali, limitando gli alimenti molto ricchi di grassi e calorie in poco volume. La strategia, come ogni cambiamento alimentare, va valutata in base alle esigenze individuali e alle eventuali condizioni mediche.

È necessario considerare anche i limiti della ricerca. Si tratta di un singolo studio, di durata relativamente breve, condotto su volontari. Le informazioni sull’alimentazione sono state raccolte attraverso diari compilati dai partecipanti, con il possibile margine di errore tipico delle autovalutazioni. Inoltre, l’intervento era aperto: le persone sapevano a quale gruppo appartenevano.

La conclusione più prudente è che ridurre la densità energetica della dieta, aumentando la presenza di alimenti vegetali poco processati, può rappresentare una strategia sensata per il controllo del peso. Non è una formula valida per tutti né una garanzia di dimagrimento, ma un possibile approccio alternativo alla semplice riduzione delle porzioni. Lo studio, intitolato Vegan Diets and Dietary Energy Density, è stato pubblicato su JAMA Network Open con DOI 10.1001/jamanetworkopen.2026.27483.