Quando sulla richiesta compare la dicitura “a digiuno”, non esiste una durata valida per tutti. La preparazione dipende dal tipo di analisi: per la glicemia a digiuno servono almeno otto ore senza assumere calorie, mentre l’emoglobina glicata può essere eseguita anche dopo aver mangiato. Per il profilo lipidico, che comprende colesterolo e trigliceridi, il digiuno di routine nella maggior parte dei casi non è più indispensabile.
Diabete: tre esami, regole diverse
La glicemia a digiuno è definita come il valore rilevato dopo almeno 8 ore senza cibo o bevande caloriche. Per esempio, una cena terminata alle 21 consente di arrivare alle 7 del mattino successivo con dieci ore di digiuno.
L’emoglobina glicata segue un criterio diverso: misura l’andamento della glicemia nel tempo e non viene modificata dal pasto consumato la sera precedente. Per questo non richiede il digiuno. Può essere utilizzata anche per la diagnosi del diabete, salvo nei casi in cui siano presenti condizioni capaci di alterare i globuli rossi, rendendo il risultato meno adatto a questo scopo.
Anche il test orale da carico di glucosio, noto come curva glicemica, prevede il digiuno prima del primo campione. Nel test diagnostico ordinario sono indicate almeno otto ore, mentre i protocolli utilizzati in alcuni screening durante la gravidanza possono stabilire indicazioni differenti. È quindi necessario seguire le istruzioni ricevute per il percorso prescritto. Una glicemia misurata dopo aver mangiato è invece un esame diverso, con criteri di interpretazione propri.
Colesterolo e trigliceridi: quando il digiuno può servire
Un profilo lipidico eseguito senza digiuno può essere utile nella maggior parte delle persone per una prima valutazione dei grassi nel sangue e del rischio cardiovascolare. Il pasto incide soprattutto sui trigliceridi, che possono aumentare dopo aver mangiato; le variazioni medie delle altre componenti risultano generalmente più contenute.
Il digiuno può tornare utile quando il risultato è anomalo o quando esiste un disturbo dei trigliceridi noto o sospetto. Le linee guida delle società cardiologiche americane indicano di ripetere il profilo a digiuno se i trigliceridi misurati senza digiuno raggiungono 400 mg/dL, così da stimare con maggiore precisione il colesterolo LDL. Un precedente documento europeo indicava una soglia di 440 mg/dL. In entrambi i casi, il valore si riferisce ai trigliceridi e non alle ore di preparazione.
La formula “8-12 ore” rappresenta quindi un intervallo pratico per gli esami che richiedono il digiuno, non una regola uguale per ogni analisi. Per la glicemia il requisito resta di almeno otto ore; per il colesterolo bisogna prima stabilire se il digiuno sia necessario. Se il laboratorio lo richiede comunque per il profilo lipidico, è opportuno attenersi alle istruzioni ricevute.
Durante il digiuno prescritto si può bere acqua naturale. Se si è mangiato o bevuto altro, bisogna informare il personale prima del prelievo: in base agli esami richiesti, il campione potrebbe dover essere ripetuto. Chi assume farmaci per il diabete deve chiedere in anticipo come comportarsi, senza sospendere o modificare la terapia autonomamente, perché digiuno e medicinali possono favorire un’ipoglicemia.
Quando nella stessa richiesta compaiono emoglobina glicata, colesterolo e glicemia a digiuno, la preparazione è determinata dall’esame più esigente. In questo caso sono le otto ore della glicemia a fissare il tempo minimo, sempre in accordo con le indicazioni del medico o del laboratorio.