Con l’avanzare dell’età, salire le scale, fare la spesa o percorrere una distanza a piedi può diventare più difficile. La causa può essere la fragilità, una condizione associata a stanchezza, debolezza muscolare, lentezza nei movimenti e minore capacità di recupero dopo una malattia o una caduta. Esiste anche una fase intermedia, la pre-fragilità, nella quale i segnali sono più sfumati.
Uno studio controllato suggerisce che l’attività fisica possa migliorare questa condizione e che anche l’intensità dell’esercizio abbia un ruolo. La ricerca ha coinvolto persone di almeno 60 anni, fragili o pre-fragili, ospitate in residenze per anziani. L’età media dei partecipanti sfiorava gli ottant’anni e quasi otto su dieci erano donne.
Due programmi di cammino
Le residenze sono state assegnate casualmente a due programmi distinti. Il primo prevedeva un passo tranquillo, scelto liberamente. Il secondo richiedeva un’andatura più impegnativa, sufficiente a portare il battito intorno al 70% della frequenza cardiaca massima. In pratica, i partecipanti dovevano respirare più rapidamente, riuscendo però ancora a parlare.
Entrambi i gruppi camminavano tre volte alla settimana, per 45 minuti a sessione e per un periodo complessivo di quattro mesi. Le attività si svolgevano sotto la supervisione di personale preparato. Questo elemento è importante per interpretare i risultati, perché non è detto che lo stesso programma produca effetti identici se svolto senza assistenza.
I risultati e i limiti
I miglioramenti sono comparsi in entrambi i gruppi. Tuttavia, tra le persone che camminavano a ritmo più sostenuto, circa sette su dieci sono passate a una categoria di fragilità meno grave, rispetto a meno della metà nel gruppo dal passo più lento.
L’andatura più intensa è stata associata anche a un aumento della velocità di cammino e a una prestazione migliore nel test dei sei minuti: i partecipanti hanno percorso quasi 50 metri in più. Nella vita quotidiana hanno inoltre registrato quasi mille passi in più al giorno rispetto all’altro gruppo. La frequenza alle sessioni è stata simile e gli effetti indesiderati sono risultati rari.
Lo studio presenta però diversi limiti. Il numero dei partecipanti era contenuto e circa un terzo non ha completato il percorso. Chi si è ritirato era mediamente più anziano e meno in forma, quindi i risultati potrebbero rappresentare soprattutto persone in condizioni iniziali relativamente migliori. Il campione era inoltre composto in larga parte da donne bianche e non è noto quanto a lungo persistano i benefici dopo la conclusione del programma.
Prima di aumentare l’intensità dell’esercizio è quindi opportuno valutare le condizioni individuali. In presenza di problemi cardiaci, disturbi dell’equilibrio o precedenti cadute, è consigliabile parlarne con il medico. Anche un passo tranquillo, comunque, ha prodotto vantaggi concreti nello studio. La ricerca è pubblicata con DOI 10.1371/journal.pone.0357605.