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Antidolorifici, come usarli senza rischi: i controlli essenziali

Paracetamolo, FANS, gravidanza e patologie richiedono attenzione prima dell’assunzione.

Antidolorifici, come usarli senza rischi: i controlli essenziali

Non esiste una tabella capace di indicare l’antidolorifico più sicuro sulla base di un singolo valore, come la pressione arteriosa o la creatinina. La scelta dipende dalla sede e dalla durata del dolore, dall’età, dalle eventuali malattie e dai farmaci già assunti. Prima di aprire un blister, alcuni controlli possono aiutare a ridurre gli errori più comuni.

Tre verifiche prima dell’assunzione

Il primo controllo riguarda il principio attivo, da verificare al posto del solo nome commerciale. Sciroppi per la tosse, prodotti contro l’influenza e alcuni farmaci per le vie urinarie possono contenere già paracetamolo o ibuprofene. Associarli a un analgesico separato può quindi causare una duplicazione involontaria della dose.

È importante poi considerare le proprie condizioni di salute e le terapie in corso. Ipertensione, malattia renale, cardiopatia, ulcera, gravidanza e anticoagulanti possono modificare in modo rilevante il profilo di sicurezza del farmaco. In assenza di indicazioni diverse, è inoltre prudente iniziare dalla dose minima riportata sull’etichetta e utilizzarla per il periodo più breve necessario.

Il paracetamolo è spesso considerato privo di particolari rischi perché non appartiene agli antinfiammatori, ma il suo principale organo bersaglio è il fegato. La duplicazione tra prodotti diversi che contengono lo stesso principio attivo può provocare un danno epatico grave. Per un adulto il limite massimo indicato nelle 24 ore è di 4.000 milligrammi, anche se l’etichetta del singolo prodotto può fissare una soglia inferiore, che deve essere rispettata.

Chi soffre di una malattia epatica o consuma almeno tre bevande alcoliche al giorno dovrebbe consultare un professionista prima di assumere paracetamolo. In gravidanza resta l’analgesico di prima scelta, ma va utilizzato quando necessario e preferibilmente dopo averne parlato con il curante.

FANS, interazioni e segnali d’allarme

Ibuprofene, naprossene e aspirina analgesica sono farmaci antinfiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS. Possono aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e danno renale, soprattutto a dosi elevate o dopo un uso prolungato. Ibuprofene e naprossene presentano inoltre rischi cardiovascolari che aumentano oltre i dosaggi e i tempi indicati.

Chi ha ipertensione, cardiopatia, precedenti ictus, malattia renale, cirrosi o assume diuretici non dovrebbe scegliere autonomamente un FANS orale, ma chiedere prima consiglio al medico o al farmacista. Particolare attenzione è necessaria anche per chi assume aspirina a basso dosaggio per motivi cardiaci: l’ibuprofene può interferire con il suo effetto antiaggregante.

In gravidanza i FANS non devono essere utilizzati dalla ventesima settimana in poi senza indicazione sanitaria; anche prima è consigliabile consultarsi. Aspirina e prodotti che la contengono non vanno somministrati a bambini o adolescenti con varicella, influenza o sintomi simil-influenzali, per il rischio, raro ma grave, di sindrome di Reye.

Per stiramenti, contratture e traumi muscoloscheletrici acuti localizzati, i FANS topici possono rappresentare il trattamento farmacologico di prima linea negli adulti, perché limitano l’esposizione sistemica. Non sono però indicati per ogni dolore: etichetta, allergie e gravidanza restano elementi da valutare.

L’automedicazione deve essere interrotta se il dolore peggiora o dura oltre dieci giorni, oppure se la febbre supera tre giorni. Vomito con sangue, feci nere o sanguinolente, svenimento, dolore toracico, difficoltà respiratoria, debolezza a un lato del corpo e disturbi del linguaggio richiedono invece assistenza tempestiva: sono segnali di possibile emergenza.