Rilanciata sui social da diverse influencer americane, la Food Sequence è diventata rapidamente virale grazie a una regola semplice: consumare gli alimenti in un ordine preciso. Prima le verdure e le altre fibre, poi proteine e grassi, infine i carboidrati. L’obiettivo dichiarato è ridurre il picco glicemico dopo i pasti e favorire il dimagrimento.
La strategia nasce da studi condotti soprattutto su persone con diabete di tipo 2 o prediabete. Le ricerche hanno rilevato che assumere i carboidrati alla fine del pasto può attenuare l’aumento della glicemia post-prandiale. Gli effetti, però, risultano molto più contenuti nelle persone sane, che producono normalmente l’insulina necessaria a mantenere sotto controllo il glucosio nel sangue.
Cosa dicono gli studi
Secondo la biologa nutrizionista Flavia Bernini, interpellata sul tema, l’ordine degli alimenti può aumentare la secrezione di GLP-1, un ormone coinvolto nella regolazione della glicemia, nella produzione di insulina e nel rallentamento dello svuotamento gastrico. Per replicare le condizioni degli studi, tuttavia, i carboidrati dovrebbero essere consumati con un ritardo di circa 15-30 minuti rispetto agli altri alimenti.
Per chi non presenta alterazioni glicemiche, non ci sono al momento indicazioni di benefici metabolici rilevanti a lungo termine. L’effetto sulla glicemia dopo il pasto è infatti limitato e, secondo la nutrizionista, questa pratica non è raccomandata neppure dalle linee guida per il trattamento del diabete. Anche in menopausa, quando la sensibilità all’insulina può peggiorare, le priorità restano la perdita di peso, se necessaria, e una maggiore attività fisica.
La sequenza non rappresenta inoltre una strategia dimagrante. A determinare la variazione del peso è soprattutto la quantità complessiva di energia introdotta nell’arco delle 24 ore, non il momento in cui vengono consumati i singoli alimenti. Per chi pratica sport, seguire rigidamente questo schema potrebbe persino essere controproducente: prima dell’attività fisica può essere più utile un pasto prevalentemente glucidico, con pochi grassi e una componente proteica contenuta.
Qualità complessiva prima delle regole
Il rischio, avverte Bernini, è trasformare l’ordine dei cibi nell’ennesima regola magica, alimentando atteggiamenti di controllo eccessivo, ansia o senso di colpa. Concentrarsi su dettagli marginali può inoltre distogliere l’attenzione dalla qualità generale dell’alimentazione e dall’equilibrio dei pasti.
In caso di insulino-resistenza, l’indicazione principale è correggere l’eccesso calorico, perdere peso quando necessario e aumentare il movimento. I pasti dovrebbero comprendere una fonte proteica, carboidrati preferibilmente integrali e verdure. Il modello indicato dall’esperta resta la dieta mediterranea, basata su frutta, verdura, cereali integrali e una varietà di fonti proteiche, con una significativa presenza di legumi.