Salute degli occhi

Maculopatia senile: sintomi, forme e cure per Judi Dench

La degenerazione legata all’età può compromettere autonomia e attività quotidiane: rischi, diagnosi e trattamenti disponibili.

Maculopatia senile: sintomi, forme e cure per Judi Dench

Judi Dench, 91 anni, convive dal 2012 con la maculopatia senile, o degenerazione maculare legata all’età. La patologia colpisce la parte centrale della retina e può rendere difficili attività come leggere, riconoscere i volti e muoversi in autonomia. In una recente intervista a BBC Radio 4, l’attrice britannica ha raccontato che oggi non riesce più a leggere, fatica a guardare la televisione e ha bisogno di aiuto anche per imparare le battute dei copioni.

La macula è la regione della retina che consente di distinguere i dettagli e svolgere attività che richiedono una visione precisa. Con l’invecchiamento può deteriorarsi progressivamente. «L’aumento dell’aspettativa di vita comporta inevitabilmente un incremento del numero di persone che possono sviluppare questa patologia», spiega Linda Alessandro, oculista del Maria Eleonora Hospital di Palermo. Tra i fattori di rischio ci sono età, familiarità, fumo, alimentazione, salute cardiovascolare, ipertensione e colesterolo. Anche l’esposizione ai raggi ultravioletti e alla luce blu potrebbe contribuire allo stress ossidativo delle cellule retiniche, anche se il peso dei singoli fattori non è facilmente determinabile.

Le due principali forme della malattia

La maculopatia si presenta soprattutto in una forma secca e in una forma umida. La prima è più frequente e tende a evolvere lentamente; può essere associata alla presenza di depositi, chiamati drusen, e negli stadi avanzati alla perdita di tessuto retinico. La forma umida, o neovascolare, è meno comune ma può causare un peggioramento più rapido. Sotto la macula si sviluppano vasi sanguigni anomali e fragili, dai quali possono fuoriuscire liquido o sangue. Un calo improvviso della vista o la comparsa di una macchia centrale richiedono un controllo tempestivo.

Per la forma umida il trattamento di riferimento è rappresentato dai farmaci anti-VEGF, somministrati con iniezioni intravitreali. Questi medicinali bloccano una proteina che favorisce la crescita dei neovasi e possono ridurre le perdite di liquido e sangue. In genere si parte da almeno tre iniezioni, a circa un mese di distanza, ma in alcuni casi sono necessari cicli più lunghi, fino a dieci, quindici o venti trattamenti. La risposta varia da persona a persona. Gli anti-VEGF non riparano il danno già presente, ma possono stabilizzare la situazione e preservare parte della capacità visiva.

Controlli, integratori e riabilitazione

La forma secca richiede soprattutto monitoraggio e attenzione allo stile di vita. In pazienti selezionati, l’oculista può valutare la formulazione AREDS2, che contiene vitamina C, vitamina E, luteina, zeaxantina, zinco e rame. Gli integratori non sono indicati indistintamente e non recuperano la vista persa. Quando la visione centrale è compromessa, la riabilitazione visiva può aiutare a utilizzare meglio le aree periferiche della retina attraverso esercizi di visione eccentrica. Possono essere utili anche lenti d’ingrandimento, dispositivi elettronici e sistemi di illuminazione adeguati.

La diagnosi si basa sulla visita oculistica, sull’esame del fondo oculare e, quando necessario, su OCT ed esami angiografici. Tra i segnali da non trascurare ci sono linee dritte che appaiono ondulate, difficoltà nella lettura, una macchia scura o vuota al centro del campo visivo e colori meno vivaci. La griglia di Amsler, osservata a circa trenta centimetri con un occhio alla volta, può evidenziare cambiamenti, ma non sostituisce la visita. Dopo i cinquant’anni, soprattutto in presenza di familiarità, sono importanti controlli regolari, niente fumo, alimentazione equilibrata, attività fisica e controllo di pressione e colesterolo.