Ricerca globale

Sale al potassio, lo studio: meno rischi per cuore e reni

Una modellizzazione in 193 Paesi ipotizza benefici cardiovascolari, con cautele per chi ha problemi di funzione renale.

Sale al potassio, lo studio: meno rischi per cuore e reni

Ridurre il sodio è una delle indicazioni più frequenti per contribuire a mantenere sotto controllo la pressione arteriosa. Un’alternativa al sale tradizionale è rappresentata dai prodotti arricchiti di potassio, che contengono meno cloruro di sodio e possono aiutare a mantenere l’apporto complessivo entro livelli più contenuti. Un nuovo lavoro ha stimato che cosa potrebbe accadere se questa sostituzione fosse adottata in 193 Paesi.

Non si tratta di una sperimentazione clinica, ma di uno studio di modellizzazione. I ricercatori hanno utilizzato dati statistici e matematici per simulare cinque scenari: la sostituzione del sale a livello globale, nelle sole abitazioni, nell’industria alimentare e nella ristorazione, oppure tra le persone già diagnosticate o in cura per ipertensione. Le proiezioni, quindi, descrivono possibili effetti in condizioni ipotetiche e non risultati già osservati nella popolazione.

Le stime sui benefici per la salute

Il meccanismo considerato combina due effetti: la riduzione del sodio, che in eccesso favorisce la ritenzione di liquidi e l’aumento della pressione, e l’incremento del potassio, che contribuisce al rilassamento delle pareti dei vasi sanguigni e favorisce l’eliminazione del sodio.

Nello scenario più ampio, in cui tutto il sale aggiunto venisse sostituito nel mondo, il modello stima la prevenzione di circa 3 milioni di decessi ogni anno e di oltre 10 milioni di nuovi casi complessivi di malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, e patologie renali croniche. La sostituzione del sale utilizzato soltanto nelle abitazioni potrebbe evitare quasi 1,85 milioni di morti all’anno. L’intervento sui prodotti confezionati e sulla ristorazione arriverebbe invece a più di 1,5 milioni di vite salvate secondo le proiezioni.

Questo secondo scenario è particolarmente rilevante nei Paesi occidentali, dove una quota consistente del sodio assunto non proviene dalla saliera, ma da pane, formaggi, salumi, piatti pronti e altri alimenti confezionati. Per incidere davvero sull’esposizione della popolazione sarebbe quindi necessario il coinvolgimento dell’industria alimentare, oltre alle scelte individuali.

Quando il potassio può essere rischioso

Il sale arricchito di potassio non è adatto a tutti. Le persone con malattia renale cronica avanzata possono avere difficoltà a eliminare questo minerale, così come chi assume alcuni farmaci per il cuore o per la pressione che ne favoriscono la ritenzione. Un eccesso può causare iperkaliemia, una condizione che può compromettere il ritmo cardiaco. Anche il modello ha stimato un possibile aumento degli eventi avversi in questo gruppo, pur calcolando un beneficio complessivo superiore grazie alla riduzione della pressione.

Chi ha una buona funzione renale può valutare l’uso di un sale iposodico arricchito di potassio, ma il passaggio non dovrebbe essere fatto autonomamente in presenza di problemi ai reni, diabete o terapie per la pressione e il cuore. In questi casi è opportuno parlarne prima con il medico, che può verificare se l’organismo è in grado di gestire l’apporto aggiuntivo di potassio.

Il lavoro scientifico è intitolato Global health outcomes from replacing dietary sodium chloride with potassium-enriched salt. Il DOI dello studio è 10.1038/s44360-026-00216-9.