Ricerca clinica

Nuova immuno-PET individua lesioni nel mieloma multiplo

Studio su 60 adulti: il tracciante con daratumumab ha confermato focolai attivi, ma la tecnica resta sperimentale

Nuova immuno-PET individua lesioni nel mieloma multiplo

Individuare tutte le aree colpite dal mieloma multiplo può essere difficile, perché le cellule tumorali possono distribuirsi in diversi punti dello scheletro e non sempre risultano visibili agli esami tradizionali. Per affrontare questo limite, uno studio clinico di fase 2 ha valutato una tecnica di diagnostica per immagini chiamata immuno-PET.

Il monitoraggio della malattia si basa spesso sulla PET/TC convenzionale, che utilizza una sostanza debolmente radioattiva legata a uno zucchero. L’esame evidenzia i tessuti che consumano molta energia, inclusi quelli tumorali. Tuttavia, alcune cellule del mieloma possono utilizzare poco glucosio e rischiano quindi di non essere rilevate.

Il tracciante rivolto alla proteina CD38

La nuova metodica combina una minima quantità di zirconio-89 con il daratumumab, un anticorpo già impiegato nel trattamento del mieloma. Il farmaco si lega alla proteina CD38, presente in quantità elevata sulla superficie delle cellule malate. In questo modo, l’esame non cerca soltanto i tessuti che consumano più zuccheri, ma prova a evidenziare direttamente un bersaglio molecolare associato al tumore.

Lo studio ha coinvolto 60 adulti con mieloma multiplo. Ogni partecipante è stato sottoposto sia alla PET/TC standard sia all’immuno-PET con l’anticorpo tracciante. Quando i risultati erano discordanti rispetto a una possibile lesione, i medici eseguivano una biopsia mirata per verificare la presenza della malattia al microscopio.

Nel complesso, la PET convenzionale ha individuato almeno una lesione nel 47% dei partecipanti, mentre l’immuno-PET ha rilevato lesioni nel 43% dei casi. Il dato più significativo riguarda però otto persone, pari al 13% del gruppo: soltanto la scansione mirata aveva segnalato un’area sospetta, poi confermata dalla biopsia come malattia attiva.

Una tecnica ancora sperimentale

I risultati non indicano però una superiorità assoluta del nuovo esame. In una quota simile di pazienti, infatti, è stata la PET tradizionale a individuare lesioni non rilevate dal tracciante con daratumumab. Nessuna delle due metodiche, utilizzata da sola, ha identificato tutti i casi.

Esiste inoltre un limite organizzativo: l’anticorpo è una molecola di grandi dimensioni e richiede tempo per distribuirsi nell’organismo. Tra la somministrazione del tracciante e la scansione deve trascorrere circa una settimana. Per ridurre l’attesa e rendere l’esame eseguibile più rapidamente, la ricerca sta valutando frammenti di anticorpi più piccoli.

Per il momento l’immuno-PET non modifica i protocolli di controllo del mieloma multiplo e non sostituisce gli esami già disponibili. Lo studio, pubblicato sulla rivista Radiology, suggerisce tuttavia che l’uso combinato di metodiche diverse potrebbe aiutare in futuro a chiarire i casi dubbi e a valutare con maggiore precisione la risposta alle terapie.