Allenarsi con intensità crescente senza lasciare al corpo il tempo di recuperare potrebbe avere effetti che vanno oltre la stanchezza muscolare. Un nuovo studio, condotto su topi maschi, indica che il sovrallenamento prolungato può modificare gli equilibri chimici dell’ippocampo, una regione del cervello coinvolta nella regolazione dell’umore, delle funzioni cognitive e della percezione dello sforzo.
I ricercatori hanno confrontato due situazioni diverse: una singola sessione di esercizio estremo, portata fino all’esaurimento, e un programma di otto settimane di allenamento progressivamente più intenso, pensato per riprodurre un carico eccessivo in assenza di un recupero adeguato. L’analisi si è concentrata sulla dopamina e sulla serotonina, due messaggeri chimici coinvolti anche nei meccanismi di motivazione e nella risposta alla fatica.
Una risposta diversa dopo lo sforzo intenso
Dopo una sola seduta estenuante, i livelli di dopamina nell’ippocampo sono aumentati subito dopo l’esercizio, per poi tornare alla normalità. Nello stesso momento è stata osservata una riduzione temporanea della tirosina idrossilasi, l’enzima che contribuisce alla produzione della dopamina. Secondo i dati raccolti, si è trattato quindi di una risposta acuta e transitoria.
Nei topi sottoposti al programma più lungo il quadro è apparso differente. La dopamina è rimasta elevata anche durante la fase di riposo, due giorni dopo l’ultima corsa, mentre la tirosina idrossilasi è risultata aumentata anziché ridotta. L’attivazione persistente ha inoltre modificato il normale rapporto tra serotonina e dopamina, proprio nel periodo in cui gli animali avrebbero dovuto recuperare.
I risultati suggeriscono che il cervello possa reagire in modo diverso a uno sforzo isolato e a un accumulo cronico di fatica. Quando l’esercizio intenso si ripete per settimane senza pause sufficienti, i circuiti chimici associati alla motivazione e alla tolleranza dello sforzo sembrano rimanere alterati anche a riposo. Il dato, tuttavia, non chiarisce da solo quali siano le conseguenze sui sintomi del sovrallenamento.
I limiti e il valore pratico della ricerca
Lo studio presenta infatti limiti importanti. È stato condotto su modelli animali e i risultati non possono essere trasferiti automaticamente alle persone. Inoltre, i ricercatori hanno misurato le variazioni chimiche nel tessuto cerebrale, senza verificare se l’aumento della dopamina provocasse disturbi del sonno, ansia, cali dell’umore o altri cambiamenti comportamentali.
Non è quindi dimostrato un rapporto diretto di causa-effetto tra le alterazioni osservate e disturbi come spossatezza continua o irritabilità negli atleti. La ricerca non indica che l’esercizio intenso sia dannoso per il cervello: il messaggio principale riguarda piuttosto l’importanza del recupero tra gli allenamenti. Alternare le sessioni impegnative con giorni di riposo o attività leggera può aiutare a ridurre il carico complessivo su muscoli, articolazioni e sistema nervoso centrale.
Il lavoro, dal titolo Excessive training alters hippocampal tyrosine hydroxylase and dopamine homeostasis in mice, è stato pubblicato sulla rivista Neuroscience. Il DOI dello studio è 10.1016/j.neuroscience.2026.08.006.