Per alcune persone che ricevono una diagnosi di diabete di tipo 2 in età giovane, un programma intensivo basato su alimentazione controllata e attività fisica potrebbe favorire la remissione della malattia senza farmaci. È quanto suggerisce uno studio randomizzato condotto su adulti con obesità, pubblicato su The Lancet Regional Health – Americas. Il risultato, tuttavia, va interpretato con cautela: il monitoraggio si è fermato a sei mesi e non è ancora chiaro quanto a lungo possano durare i benefici.
Il programma seguito dai partecipanti
La ricerca ha coinvolto 96 persone tra 18 e 45 anni con diabete di tipo 2 e obesità, nessuna delle quali era in terapia con insulina. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: uno ha continuato le cure abituali, mentre l’altro ha seguito per 12 settimane un programma con una dieta da circa 800-900 calorie al giorno e tre sessioni settimanali di esercizio, due supervisionate e una svolta in autonomia.
Gli allenamenti comprendevano attività aerobica ed esercizi di forza. Nelle 12 settimane successive, i partecipanti del programma intensivo sono passati a un’alimentazione di mantenimento e hanno proseguito l’attività fisica senza supervisione diretta. L’obiettivo principale era verificare la remissione a sei mesi, definita come un valore di emoglobina glicata al di sotto della soglia del diabete e l’assenza di farmaci per almeno tre mesi. Questo esame riflette la glicemia media degli ultimi mesi.
Risultati e limiti della ricerca
La remissione è stata raggiunta dal 54% dei partecipanti inseriti nel programma intensivo, contro il 4% del gruppo che aveva seguito le cure abituali. In media, le persone sottoposte all’intervento hanno perso circa 7,5 chilogrammi, soprattutto sotto forma di grasso, mentre la massa muscolare è rimasta sostanzialmente stabile. Sono stati osservati miglioramenti anche nella forza della presa, nella capacità aerobica, nella pressione arteriosa e nella quantità di grasso accumulata nel fegato.
Il calo di peso è risultato strettamente associato alla remissione: tutte le persone che avevano perso almeno il 10% del peso iniziale hanno raggiunto l’obiettivo definito dai ricercatori. Non sono emersi effetti indesiderati gravi, ma quasi nove partecipanti su dieci hanno riferito qualche disturbo, soprattutto nelle prime settimane. Tra i sintomi più comuni c’erano stitichezza, mal di testa, capogiri e stanchezza; l’esercizio ha inoltre provocato alcuni lievi problemi muscolari o articolari.
Lo studio presenta però diversi limiti. La durata di sei mesi non permette di stabilire se la remissione sia stabile nel tempo. Inoltre, non era previsto un gruppo sottoposto alla sola dieta: per questo non è possibile quantificare con precisione il contributo specifico dell’attività fisica. Anche il diverso livello di attenzione ricevuto dai due gruppi potrebbe avere influenzato i risultati. Le conclusioni, infine, riguardano giovani adulti con obesità e diabete di tipo 2 non trattati con insulina, non tutte le persone con la malattia.
La remissione non coincide con una guarigione definitiva. Se il peso torna a salire, anche la glicemia può aumentare nuovamente. Per questo una dieta molto restrittiva non deve essere iniziata autonomamente: chi ha il diabete dovrebbe discuterne con il medico e seguire controlli regolari, soprattutto se assume farmaci che riducono la glicemia. L’attività aerobica abbinata a esercizi di forza può inoltre aiutare a preservare la massa muscolare durante la perdita di peso.
Lo studio è intitolato RESET for Remission e ha come riferimento il DOI 10.1016/j.lana.2026.101664.