Linus, voce di Radio Deejay, ha raccontato sui social di essersi sottoposto a un intervento chirurgico all’orecchio per rimuovere un epitelioma. La sua testimonianza ha richiamato l’attenzione sull’importanza di non trascurare le alterazioni della pelle e di sottoporre a controllo le lesioni che cambiano aspetto o non guariscono.
Con il termine epitelioma si indica un tumore maligno che origina dalle cellule del tessuto epiteliale, lo strato più superficiale che riveste cute e mucose. Le forme principali di tumore cutaneo non melanoma sono il basalioma, o epitelioma basocellulare, e il carcinoma squamocellulare, detto anche epitelioma spinocellulare.
Le forme e i principali fattori di rischio
Il basalioma rappresenta circa l’80% dei tumori della pelle. Cresce generalmente lentamente e tende soprattutto a danneggiare i tessuti vicini, mentre la diffusione a distanza è estremamente rara, inferiore allo 0,1%. Il carcinoma squamocellulare deriva invece dai cheratinociti e può svilupparsi più rapidamente. Se non viene trattato, presenta una probabilità contenuta, stimata intorno al 2-5%, di raggiungere i linfonodi regionali o altri organi.
L’orecchio esterno, in particolare il padiglione e l’elice, è una delle sedi più esposte. Il principale fattore di rischio è il danno cumulativo provocato dai raggi ultravioletti del sole e delle lampade abbronzanti. Le lesioni compaiono più spesso su viso, collo, orecchie, cuoio capelluto calvo e dorso delle mani. Sono inoltre più vulnerabili le persone con fototipo chiaro, quelle sopra i 50 anni, chi segue terapie immunosoppressive o ha malattie del sistema immunitario. Anche arsenico, radioterapia e cheratosi attiniche possono favorire la comparsa della patologia.
I segnali da controllare e le terapie
Tra i possibili campanelli d’allarme ci sono noduli perlacei o traslucidi, lesioni rossastre o simili a cicatrici, placche ruvide e squamose e ferite che sanguinano, formano croste o non guariscono nell’arco di qualche settimana. Una lesione che persiste o modifica progressivamente il proprio aspetto richiede una valutazione dermatologica, che può comprendere dermatoscopia e biopsia.
Il trattamento principale è l’asportazione radicale della lesione, con un margine di tessuto sano definito in base a sede, dimensioni, tipo istologico e condizioni del paziente. In aree delicate come orecchio, naso e palpebre può essere indicata la chirurgia micrografica di Mohs, che consente di analizzare i margini durante l’intervento e di preservare quanto più possibile il tessuto sano. Per alcune lesioni superficiali si possono valutare crioterapia, creme a base di imiquimod o 5-fluorouracile e terapia fotodinamica. La radioterapia è riservata a situazioni selezionate.
Quando la diagnosi è precoce, la prognosi è generalmente molto favorevole, con tassi di guarigione superiori al 95%. Sul padiglione auricolare, tuttavia, l’intervento può richiedere innesti o lembi cutanei e lasciare cicatrici o modifiche della forma dell’orecchio. In alcuni casi possono essere coinvolti cartilagine, nervi facciali o condotto uditivo, con dolore persistente o deficit funzionali. Se l’asportazione non elimina completamente la lesione, è possibile una recidiva.
La prevenzione si fonda sulla fotoprotezione costante: solari ad ampio spettro con SPF 30 o 50+, cappelli a tesa larga e riduzione dell’esposizione nelle ore centrali. Dopo il trattamento sono importanti controlli dermatologici periodici. Pier Luca Bencini, specialista in dermatologia, venereologia e urologia, ricorda che il basalioma colpisce soprattutto la pelle esposta al sole e, in oltre l’80% dei casi, il volto, pur potendo comparire in altre sedi.