Alimentazione

Proteine e girovita: la sazietà non garantisce di dimagrire

Gli studi mostrano un possibile effetto sulla pienezza, ma non provano una riduzione della circonferenza addominale.

Proteine e girovita: la sazietà non garantisce di dimagrire

Aggiungere una fonte proteica alla pasta o al pane può far sentire più sazi nelle ore successive, ma non ci sono prove che questo gesto, da solo, riduca il girovita. Il punto è centrale perché molte ricerche non hanno valutato l’aggiunta di proteine a un piatto già composto, bensì il confronto tra pasti o diete con una diversa distribuzione dei nutrienti.

In genere, nei gruppi che assumevano più proteine, queste sostituivano una parte di altri alimenti e l’apporto energetico complessivo restava simile. Aggiungere e sostituire, però, non sono la stessa cosa: se si inserisce un alimento senza togliere nulla, aumentano anche le calorie del pasto. Gli studi disponibili non permettono quindi di stabilire se l’aggiunta produca gli stessi effetti della sostituzione.

La sazietà non equivale a mangiare meno

La sensazione di pienezza è un esito diverso dalla quantità consumata nel pasto successivo e dall’energia assunta nell’intera giornata. Un pasto più proteico può aumentare la sazietà percepita, ma questo non significa necessariamente ridurre le calorie totali. In uno studio randomizzato, una colazione con più proteine e un apporto energetico simile a quello di una colazione meno proteica è stata seguita da un pranzo più contenuto. Il dato, tuttavia, riguardava un singolo confronto e poche ore.

Una revisione di dieci studi condotti per almeno una settimana su persone con sovrappeso od obesità ha trovato prove di bassa certezza a favore di una maggiore sazietà mantenuta nel tempo. I protocolli erano molto diversi e presentavano un alto rischio di distorsioni. Non emerge quindi una quantità di proteine valida per ogni pasto, né un alimento o un integratore dimostratosi più efficace degli altri.

Che cosa indicano le ricerche sul girovita

Le sintesi degli studi che hanno misurato la circonferenza addominale non mostrano una riduzione affidabile quando la quota proteica aumenta in assenza di restrizioni caloriche. Nelle diete ipocaloriche, invece, i risultati restano discordanti e non consentono di dire se le proteine producano un ulteriore beneficio sulla pancia. Alcune analisi hanno segnalato possibili effetti sul peso o sulla massa grassa, ma questi dati non dimostrano un’azione specifica sul girovita.

Le ricerche hanno inoltre esaminato diete complessive o integratori, non l’abitudine di affiancare proteine a un piatto di carboidrati. Su questo comportamento preciso mancano dati diretti. Per perdere peso conta soprattutto che l’alimentazione nel suo insieme mantenga un apporto energetico inferiore al dispendio, all’interno di un piano equilibrato e costruito sulle esigenze della persona.

Aumentare stabilmente le proteine richiede maggiore cautela in presenza di problemi di salute. Chi soffre di malattia renale cronica dovrebbe concordare ogni modifica abituale con il curante. Per gli adulti con malattia renale avanzata, le linee guida indicano circa 0,8 grammi di proteine per chilo di peso al giorno e raccomandano di evitare apporti superiori a 1,3 grammi per chilo nelle persone a rischio di peggioramento. Fragilità e stato nutrizionale vanno valutati caso per caso.

Le proteine possono dunque modificare la percezione della fame nelle ore successive, soprattutto quando prendono il posto di altri alimenti. Il peso e il girovita dipendono però dal bilancio complessivo della dieta. Sentirsi più sazi non basta per prevedere un risultato visibile sulla bilancia o sul metro.