Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle, ha reso noto di essere stato sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere una lesione tumorale al cervello. La situazione era complicata dalla presenza di un consistente edema cerebrale, cioè un accumulo anomalo di liquidi nel tessuto cerebrale.
Parlando con Giovanni Floris, Di Battista ha spiegato di avere iniziato a stare male a causa dell’edema provocato dal tumore. Secondo il suo racconto, i medici cubani hanno individuato le cure necessarie per ridurre il gonfiore e consentire l’operazione. «Mi hanno asportato quasi tutto il tumore», ha dichiarato, aggiungendo che ora dovrà sottoporsi alle terapie previste.
La rimozione completa di una massa tumorale non è sempre possibile. La scelta dipende dalla posizione della lesione, dalle sue caratteristiche e dalla vicinanza alle aree cerebrali che controllano funzioni importanti. Quando il tumore è a contatto con strutture sane e delicate, il neurochirurgo può lasciare una parte della massa per ridurre il rischio di danni neurologici.
Perché si forma l’edema cerebrale
L’edema non è una malattia autonoma, ma una reazione patologica del cervello. Come spiega il neurochirurgo Giulio Maira, il cranio è una struttura rigida e non può espandersi. Un tumore può produrre sostanze capaci di modificare la permeabilità dei vasi sanguigni circostanti, favorendo la fuoriuscita di liquidi.
Il liquido si accumula nel tessuto cerebrale sano e riduce lo spazio disponibile all’interno della scatola cranica. Di conseguenza aumenta la pressione endocranica, un meccanismo che può provocare sintomi acuti anche più della massa tumorale stessa.
I disturbi dipendono dall’area coinvolta e dalla rapidità con cui cresce la pressione. Tra i segnali più frequenti ci sono mal di testa molto intenso, spesso più forte al mattino, nausea e vomito a getto, debolezza a un arto, difficoltà nel parlare, problemi alla vista, confusione, cambiamenti della personalità e crisi epilettiche.
Trattamento e possibili complicanze
La gestione richiede innanzitutto il controllo rapido del gonfiore e della pressione intracranica. Dopo la stabilizzazione del paziente, l’équipe valuta il trattamento della causa, attraverso la chirurgia e le terapie oncologiche. L’asportazione della massa può ridurre il volume del tumore e interrompere la fonte dell’edema.
Radioterapia e chemioterapia possono essere impiegate in presenza di tumori maligni, di residui dopo l’intervento o di lesioni non operabili. La scelta dipende dal tipo di tumore e dalle condizioni del paziente.
Il rischio più grave associato a un edema non controllato è l’erniazione cerebrale: l’aumento della pressione può spingere il tessuto verso altre strutture e comprimere il tronco encefalico, con conseguenze potenzialmente fatali. Anche l’intervento su un cervello edematoso può comportare maggiori difficoltà e rischi, tra cui emorragie post-operatorie, infezioni e deficit neurologici.
La prognosi varia in base alla natura e alla posizione della lesione, alla possibilità di rimuoverla e alla risposta alle cure. Un trattamento tempestivo dell’edema e un intervento riuscito possono favorire il recupero e una buona qualità di vita, rendendo fondamentale una diagnosi precoce nell’ambito neuro-oncologico.