Numeri e rischi

Malattie cardiovascolari, in Italia 9 milioni di persone colpite

Nel 2023 oltre 206mila morti e un costo da 42 miliardi: le proposte per anticipare controlli e assistenza.

Malattie cardiovascolari, in Italia 9 milioni di persone colpite

Sono circa 9 milioni gli italiani che convivono con una malattia cardiovascolare. Nel 2023 le patologie del sistema circolatorio hanno provocato circa 206mila decessi, mentre nel 2021 il loro impatto economico complessivo ha raggiunto i 42 miliardi di euro, tra spese sanitarie, assistenza informale, perdita di produttività e costi sociali.

I dati sono stati presentati il 29 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore, durante gli “Stati Generali della Salute Cardiovascolare”, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. L’incontro ha riunito comunità medico-scientifica, associazioni di pazienti e istituzioni per discutere le condizioni della salute cardiovascolare nel Paese e le possibili basi di un futuro Piano Nazionale.

Prevenzione e diagnosi precoce

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia, ha sottolineato Elena Murelli, presidente dell’Intergruppo parlamentare per le malattie cardio, cerebro e vascolari. Il quadro si allarga considerando anche le condizioni metaboliche e renali: la sindrome cardio-renale-metabolica interessa quasi 11,6 milioni di persone. Persistono inoltre differenze territoriali e di genere. Nel 2023 il tasso di mortalità cardiovascolare standardizzato è stato di 33,9 decessi ogni 10mila abitanti in Campania, contro una media nazionale di 24,7. Tra le donne, il rischio continua a essere sottovalutato, nonostante nelle età più avanzate ipertensione e ipercolesterolemia siano particolarmente diffuse.

Secondo il Policy Brief presentato all’incontro, il 76% dei decessi cardiovascolari è attribuibile a fattori di rischio e il 98% degli adulti ne presenta almeno uno noto; circa il 40% ne presenta tre o più. L’obesità riguarda il 23,2% della popolazione adulta osservata nell’Italian Health Examination Survey 2023-2025 ed è spesso associata a diabete, ipertensione e dislipidemie. Per Fabrizio Oliva, la prevenzione dovrebbe iniziare prima della comparsa della malattia e accompagnare le persone durante tutto l’arco della vita.

Tra gli strumenti indicati figura anche la vaccinazione. Il vaccino antinfluenzale è associato a una riduzione del 34% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, quello contro l’herpes zoster a una riduzione del 16-18% e quello antipneumococcico, negli over 65, del 9%. Le coperture restano però contenute: 52,5% per l’influenza, 39,5% per lo pneumococco e 9,6% per l’herpes zoster.

L’Italian Health Examination Survey 2023-2025 rileva inoltre ipertensione nel 30,1% degli adulti osservati, ipercolesterolemia nel 27,5% e glicemia elevata nel 7,9%. Tra le persone tra 40 e 69 anni senza precedenti eventi cardiovascolari, il 50,1% dei 24,5 milioni considerati presenta un rischio cardiometabolico medio-alto. Il documento propone quindi uno screening nazionale gratuito, con un ritorno stimato tra 1,4 e 1,8 euro per ogni euro investito. Pasquale Perrone Filardi ha evidenziato la necessità di passare da controlli occasionali a una strategia strutturata di identificazione precoce del rischio.

Dopo l’evento acuto serve continuità

L’Italia registra livelli di mortalità a 30 giorni per infarto miocardico acuto inferiori alla media europea, ma restano criticità nella continuità assistenziale e nell’aderenza alle terapie. Solo il 30% dei pazienti indicati accede a programmi di riabilitazione cardiologica. Tra le priorità indicate figurano percorsi più integrati tra ospedale e territorio e un accesso più tempestivo alle innovazioni terapeutiche e tecnologiche.

Nel quadro del Safe Hearts Plan della Commissione europea, che punta a ridurre del 25% la mortalità cardiovascolare prematura entro il 2035, il Policy Brief indica quattro obiettivi per l’Italia: un Piano Nazionale per la Salute Cardiovascolare entro il 2027, il rafforzamento della prevenzione, uno screening organizzato e gratuito e percorsi di diagnosi, cura e presa in carico più integrati. Digitalizzazione, ricerca, comunicazione e monitoraggio dei risultati dovrebbero sostenere questo percorso.