Un battito che accelera all’improvviso, diventa più forte o sembra perdere un colpo può dipendere da molte cause. Se il sintomo compare dopo l’inizio di una nuova terapia o dopo l’assunzione di un rimedio per il raffreddore, tra le ipotesi ci può essere anche un effetto indesiderato. Le palpitazioni, però, sono un sintomo e non una diagnosi: l’aritmia, cioè un’alterazione del ritmo cardiaco, deve essere confermata con un esame.
Il rischio varia in base al farmaco, alla dose e alle condizioni della persona. L’età avanzata può aumentare la vulnerabilità, così come le malattie cardiovascolari e la carenza di potassio o magnesio. Non è quindi sufficiente sapere quanti anni ha il paziente o quanti medicinali assume: occorre valutare anche le possibili interazioni e lo stato di salute.
Le sostanze che possono accelerare il battito
La pseudoefedrina è un decongestionante presente in alcuni prodotti combinati contro raffreddore e allergie. Può aumentare la frequenza cardiaca e la pressione, ma non tutti i rimedi da banco la contengono. Per verificarlo è necessario leggere sulla confezione il principio attivo. Chi soffre di ipertensione o di una malattia cardiaca dovrebbe chiedere un parere prima di assumerla.
Anche il salbutamolo inalatorio, utilizzato per aprire i bronchi, può rendere il battito più rapido per un breve periodo, anche alle dosi abituali. Un’accelerazione transitoria non equivale a un’aritmia persistente. Se il fenomeno si ripete o il battito resta rapido e irregolare, la terapia deve essere rivalutata dal medico, senza interrompere autonomamente l’inalatore.
Quando incidono dose ed effetti indiretti
Con la levotiroxina, ormone usato nei casi di ridotta attività della tiroide, il problema può essere un dosaggio eccessivo. Una quantità superiore al necessario può aumentare la frequenza cardiaca e favorire aritmie, tra cui la fibrillazione atriale, soprattutto nelle persone anziane o con problemi cardiovascolari. La dose va verificata attraverso gli esami della funzione tiroidea, a partire dal TSH, e non modificata senza indicazione.
L’amitriptilina, impiegata come antidepressivo e anche per alcuni tipi di dolore, può raramente associarsi a un battito rapido o irregolare. Si tratta di un effetto serio ma poco frequente, da discutere con il medico prima di qualsiasi cambiamento. Un meccanismo diverso riguarda i diuretici come la furosemide: possono ridurre il potassio nel sangue e, di conseguenza, aumentare il rischio di aritmie.
Dopo l’inizio o la modifica della dose di furosemide possono essere necessari controlli degli elettroliti, soprattutto nelle persone più esposte. Non è invece consigliabile assumere potassio di propria iniziativa: la decisione dipende dai valori ematici, dalla funzionalità renale e dagli altri farmaci utilizzati. Anche la presenza di più terapie non spiega da sola il sintomo, perché contano soprattutto interazioni e condizioni concomitanti.
È opportuno chiedere una valutazione medica se le palpitazioni ritornano, diventano più frequenti o durano più di pochi minuti. Un elettrocardiogramma può aiutare a chiarirne l’origine. Se il battito non si ferma oppure compare insieme a dolore al petto, difficoltà respiratoria o svenimento, bisogna chiamare subito il 112. Utile anche preparare l’elenco completo dei medicinali assunti, compresi quelli senza ricetta, e mostrarlo al medico o al farmacista.