Salute metabolica

Caffè amaro e glicemia: cosa dicono davvero gli studi

Eliminare gli zuccheri aggiunti è utile, ma la caffeina può avere effetti diversi e non sostituisce le terapie.

Caffè amaro e glicemia: cosa dicono davvero gli studi

Togliere lo zucchero dal caffè è una scelta utile per chi ha il diabete o presenta valori elevati di glicemia, ma non significa che la bevanda faccia scendere il glucosio nel sangue. Il vantaggio dipende da ciò che non viene aggiunto, non dal gusto amaro in sé. Un caffè nero senza zucchero non introduce zuccheri, mentre alcune preparazioni pronte o servite al bar possono contenere carboidrati aggiunti anche quando richiamano un semplice caffè.

Il caffè, però, non è una bevanda del tutto neutra. Contiene caffeina, una sostanza che può influire sulla risposta dell’organismo all’insulina. Negli studi a breve termine, la caffeina può ridurre la sensibilità all’insulina, cioè la capacità dei tessuti di rispondere al segnale che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule. Il risultato va comunque interpretato con prudenza: una revisione ha riunito sette piccoli studi randomizzati, per un totale di 70 persone senza diabete, e ha valutato un parametro intermedio, non necessariamente l’andamento della glicemia dopo ogni tazzina.

Gli effetti immediati restano incerti

Nelle persone con diabete le evidenze sono ancora meno univoche. Gli studi sugli effetti immediati della caffeina riportano risultati misti e, in alcuni casi, una risposta glicemica più alta quando viene assunta insieme a cibi ricchi di carboidrati. Questi dati non dimostrano però che il caffè faccia sempre aumentare la glicemia e non giustificano una raccomandazione generale a eliminarlo.

La convinzione che il caffè possa proteggere dal diabete nasce anche da osservazioni di lungo periodo. Nelle coorti prospettiche, un consumo abituale più elevato è associato a una minore comparsa del diabete di tipo 2. Un’analisi ha considerato 28 studi, oltre 1,1 milioni di partecipanti e circa 45.000 nuovi casi. Si tratta tuttavia di un’associazione osservata: non dimostra che iniziare a bere caffè prevenga la malattia né descrive ciò che accade alla glicemia di chi il diabete lo ha già.

Inoltre, l’associazione è stata rilevata sia per il caffè con caffeina sia per il decaffeinato. Gli studi non registravano sempre la quantità di zucchero o latte aggiunta dai partecipanti, quindi non ci sono basi per attribuire un eventuale vantaggio al sapore amaro. Anche alcuni piccoli studi d’intervento, condotti su persone con glicemia a digiuno elevata, hanno osservato variazioni di parametri del metabolismo del glucosio senza dimostrare un beneficio clinico duraturo o un effetto terapeutico.

Acqua come prima scelta

Le linee guida ADA 2026 raccomandano alle persone con diabete o a rischio di preferire l’acqua alle altre bevande e di sostituire quelle zuccherate con acqua o prodotti a basso o nullo contenuto calorico. In questo contesto, il caffè senza zucchero può rientrare tra le bevande non zuccherate, ma l’acqua resta la prima scelta.

Il caffè amaro non è quindi un rimedio per abbassare la glicemia e non sostituisce farmaci, controlli o cure concordate con il medico. La conclusione più solida riguarda gli zuccheri aggiunti: evitarli può ridurre l’apporto di carboidrati, mentre sull’effetto del caffè in sé la ricerca non offre ancora una risposta univoca.