Il dolore che parte dalla schiena o dal gluteo e scende lungo la gamba viene spesso definito sciatica, ma non sempre segue lo stesso percorso. Quando interessa la parte posteriore della coscia e può arrivare fino al piede, il quadro richiama la sciatica. Se invece coinvolge soprattutto la parte anteriore della coscia e il ginocchio, può trattarsi di cruralgia.
La sede del dolore è però soltanto un primo indizio e non basta per una diagnosi. Un fastidio davanti alla coscia, per esempio, può dipendere anche da un problema dell’anca. Per capire l’origine del disturbo servono il percorso completo dei sintomi, la loro evoluzione e ciò che emerge dalla visita.
Il percorso del dolore aiuta a orientarsi
Nella sciatica il dolore interessa tipicamente il gluteo e la parte posteriore della coscia e può proseguire sotto il ginocchio, fino al piede. Non si tratta comunque di uno schema rigido: l’estensione dei sintomi varia da persona a persona.
Il dolore radicolare nella parte anteriore della coscia, che può arrivare al ginocchio, coinvolge invece radici lombari più alte rispetto a quelle associate alla sciatica. In questo caso si parla comunemente di cruralgia. Il termine radicolare indica un’origine nella radice nervosa, cioè nel tratto di nervo che esce dalla colonna.
Entrambi i quadri possono accompagnarsi a formicolio, intorpidimento o debolezza della gamba. La sciatica può comparire anche senza mal di schiena, quindi la presenza o l’assenza di lombalgia non consente da sola di distinguere le due condizioni. Una debolezza nuova o in peggioramento richiede una valutazione medica.
Il dolore nella parte anteriore della coscia non indica necessariamente un problema nervoso. L’artrosi dell’anca, per esempio, può provocare dolore all’inguine, davanti alla coscia e fino al ginocchio, in una zona simile a quella interessata dalla cruralgia. La regola davanti cruralgia, dietro sciatica è quindi utile per orientarsi, ma non per formulare una diagnosi.
Che cosa valuta il medico
La valutazione clinica combina la storia dei sintomi con l’esame di forza, sensibilità e riflessi. Quando sono coinvolte le radici associate al dolore anteriore, il medico può rilevare una debolezza del quadricipite oppure un riflesso rotuleo ridotto. Nei disturbi posteriori i deficit possono essere diversi. Questi segni, tuttavia, possono anche mancare e nessuno di essi, preso singolarmente, conferma la diagnosi.
Anche il test di Lasègue, basato sul sollevamento della gamba tesa, e lo stiramento del nervo femorale fanno parte dell’esame clinico, ma la precisione dei singoli test è limitata o variabile. Provarli autonomamente a casa non offre quindi una risposta affidabile.
In assenza di segnali d’allarme, la risonanza magnetica non è automaticamente necessaria all’esordio di un dolore che sembra radicolare. Può essere presa in considerazione se i sintomi persistono o peggiorano, oppure quando serve una valutazione specialistica. La scelta dipende soprattutto dalla presenza di deficit neurologici e dal sospetto di una causa grave.
La sciatica spesso migliora nell’arco di settimane o mesi, anche se il decorso varia e il dolore può durare più a lungo o ripresentarsi. È opportuno rivolgersi a un professionista sanitario se il disturbo peggiora, resta invariato dopo alcune settimane o impedisce le normali attività.
Serve invece una valutazione urgente quando, insieme al dolore lombare che scende nella gamba, compaiono nuovi problemi a urinare o a controllare l’intestino, perdita di sensibilità nella zona genitale o tra le gambe, oppure una debolezza importante della gamba o in rapido peggioramento. In questi casi non bisogna aspettare di stabilire autonomamente se si tratti di sciatica o cruralgia.