Nei ragazzi trattati con farmaci agonisti del recettore del GLP-1, l’attenzione non dovrebbe concentrarsi soltanto sul peso, sulla glicemia o sugli effetti collaterali più conosciuti. Durante la crescita, infatti, anche la qualità dell’alimentazione può avere un ruolo importante. Un nuovo studio ha esaminato il rischio di carenze nutrizionali e l’accesso al supporto dietetico tra gli adolescenti che iniziano queste terapie.
La ricerca ha analizzato dati amministrativi sanitari relativi a poco più di duemila ragazzi tra 10 e 17 anni, senza una precedente diagnosi di carenza nutrizionale. I giovani avevano cominciato una terapia con farmaci GLP-1, utilizzati in età pediatrica per obesità, prediabete e diabete di tipo 2. L’obiettivo era verificare quante diagnosi di carenze o complicanze associate comparissero nel primo anno e con quale frequenza i pazienti ricevessero consulenze o percorsi di educazione alimentare.
I risultati dello studio
Nel primo anno dall’inizio del trattamento, circa un ragazzo su sei ha ricevuto almeno una diagnosi di carenza nutrizionale o di un problema collegato. La condizione segnalata più spesso era la carenza di vitamina D, seguita da forme di anemia nutrizionale e dall’anemia dovuta alla carenza di ferro.
L’assistenza nutrizionale è risultata invece poco frequente. Meno di un quarto dei pazienti ha avuto una visita di counseling o terapia nutrizionale entro sei mesi dall’inizio del farmaco. Quando la consulenza era presente, il primo appuntamento arrivava in media dopo quasi cinque mesi.
Le diagnosi di carenza risultavano più frequenti tra i ragazzi che avevano ricevuto una consulenza. Il dato, però, non dimostra che il counseling provochi questi problemi. È possibile, al contrario, che siano stati indirizzati alla valutazione soprattutto i pazienti considerati più a rischio o già caratterizzati da segnali clinici sospetti.
Il lavoro è uno studio osservazionale retrospettivo: i ricercatori hanno esaminato informazioni già registrate, senza seguire direttamente i partecipanti con visite, esami del sangue o valutazioni dietetiche standardizzate. I dati derivavano inoltre da codici diagnostici utilizzati per finalità amministrative. Per questo alcune carenze potrebbero non essere state rilevate oppure essere state registrate in modo non uniforme.
Perché il monitoraggio è importante
L’adolescenza è una fase decisiva per crescita, maturazione e salute delle ossa. Se una terapia riduce l’appetito o modifica le abitudini alimentari, il rischio non riguarda soltanto la quantità di cibo, ma anche la sua completezza. Proteine, calcio, ferro, vitamina D e altri nutrienti essenziali possono diventare più difficili da assumere quando l’alimentazione si riduce o diventa monotona.
Il risultato non consente di affermare che i farmaci causino direttamente le carenze. L’associazione potrebbe dipendere anche dalle condizioni di partenza, dalla qualità della dieta, dal peso corporeo, dalle abitudini precedenti o da controlli più frequenti per alcuni pazienti. Il messaggio dello studio è quindi prudente: nei giovani che assumono questi trattamenti, il monitoraggio nutrizionale dovrebbe accompagnare la terapia, soprattutto nelle fasi iniziali. Il supporto di professionisti dell’alimentazione può rappresentare una componente della cura, senza costituire di per sé un motivo per evitare trattamenti eventualmente appropriati.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Childhood Obesity con il titolo Nutritional Deficiencies, Complications, and Nutrition Therapy/Counseling in Pediatric Patients Using GLP-1 Receptor Agonists. Il DOI del paper è 10.1177/21532176261486979.