Disturbi alimentari

Tony Effe, l’allarme degli esperti su magrezza e carboidrati

Nutrizionisti e psicologi spiegano i rischi di restrizioni severe e dell’ossessione per le misure corporee.

Tony Effe, l’allarme degli esperti su magrezza e carboidrati

Un video pubblicato nelle storie Instagram da Tony Effe ha riacceso il dibattito sui modelli estetici promossi sui social e sul rapporto con il cibo. Nel filmato il trapper mostra un paio di jeans da donna taglia 26 e definisce “schiavi dei carboidrati” coloro che non riescono a rinunciare a pane, pasta e pizza. Il contenuto, rivolto a un pubblico composto anche da molti giovani, ha suscitato reazioni e polemiche.

Nel sistema anglosassone delle taglie per i jeans, una 26 da donna corrisponde indicativamente a una 36/38 italiana. Si tratta di una misura molto ridotta, associata a un fisico esile. Secondo la lettura proposta nell’articolo, l’esibizione della taglia diventa così un simbolo di controllo del corpo e di adesione a un ideale estetico basato su magrezza, addominali visibili e disciplina alimentare.

Il rapporto tra cibo, corpo e immagine

La criminalizzazione dei carboidrati non è un fenomeno nuovo, ma sui social può trasformarsi in uno status symbol. Il messaggio implicito è che eliminare alcuni alimenti equivalga a dimostrare maggiore forza di volontà, mentre consumarli significhi essere incapaci di controllare i propri impulsi. Una rappresentazione che, secondo gli esperti citati, rischia di alimentare il senso di colpa verso il cibo e di confondere salute e dimensioni corporee.

La biologa nutrizionista Flavia Bernini definisce questo tipo di comunicazione sbagliata e da condannare in una fase in cui i disturbi del comportamento alimentare sono sempre più frequenti. Restrizioni caloriche eccessive e prolungate, spiega, possono favorire l’insorgenza di problemi psicologici, provocare una perdita di massa muscolare e portare successivamente a una ripresa di peso con il cosiddetto effetto yo-yo. Diete severe e non equilibrate possono inoltre compromettere il tessuto osseo, aumentando il rischio di forme anticipate di osteoporosi.

La vigoressia tra gli uomini

Gianluca Castelnuovo, professore di Psicologia clinica all’Università Cattolica di Milano, richiama i dati epidemiologici presentati presso la cabina di regia della Regione Lombardia sui disturbi alimentari. Il fenomeno, osserva, è in aumento anche tra gli uomini e può manifestarsi come vigoressia: una ricerca di un corpo molto magro e muscoloso accompagnata, in alcuni casi, da attività fisica eccessiva e consumo sproporzionato di proteine.

Per Castelnuovo, l’attacco ai carboidrati contiene affermazioni non corrette dal punto di vista scientifico. Gli zuccheri e i carboidrati, distingue l’esperto, sono necessari all’equilibrio psicofisico, mentre occorre prestare attenzione soprattutto alla qualità degli alimenti e alle quantità. Nessun macronutriente dovrebbe essere escluso a priori: il punto è inserirlo in un’alimentazione equilibrata e non usarlo come compensazione delle emozioni.

Il docente invita infine a superare il mito della taglia e dell’ossessione per numeri e circonferenze. La salute, sottolinea, non dipende da una misura unica e l’eccesso di magrezza può rappresentare un pericolo. Per alcune persone, una taglia 26 potrebbe già indicare una condizione patologica; per altre, anche se raggiungibile, non dovrebbe diventare un obiettivo da perseguire. Il riferimento resta un’alimentazione consapevole ed equilibrata, non la conformità a uno standard estetico.