Indicazioni pratiche

Pressione alta, quando il cibo interferisce con i farmaci

Sale, liquirizia, agrumi e bevande possono modificare valori o terapia: ecco cosa verificare insieme al curante.

Pressione alta, quando il cibo interferisce con i farmaci

Seguire ogni giorno una terapia per l’ipertensione non garantisce sempre valori entro l’intervallo desiderato. In alcuni casi anche ciò che si mangia o si beve può contribuire al problema, ma non tutti gli alimenti agiscono nello stesso modo. Sale e liquirizia vera possono favorire l’aumento della pressione, mentre pompelmo e alcuni succhi modificano la quantità di medicinale che arriva nel sangue.

Prima di attribuire la responsabilità alla dieta, però, è necessario verificare come viene misurata la pressione, se i farmaci sono assunti correttamente e se sono presenti altre cause. Una singola misurazione elevata non basta per parlare di ipertensione resistente, che deve essere valutata dal medico sulla base di criteri clinici precisi.

Sale, alcol e liquirizia tra i fattori da valutare

Il sodio è il fattore alimentare più documentato. L’apporto complessivo della giornata comprende non solo quello aggiunto a tavola, ma anche il sale contenuto in pane, alimenti trasformati, salumi e condimenti. Per gli adulti l’indicazione generale è restare sotto 2 grammi di sodio al giorno, equivalenti a meno di 5 grammi di sale, salvo obiettivi diversi stabiliti dal curante.

Anche il consumo elevato di alcol può ostacolare il controllo della pressione. La riduzione sembra produrre il calo più evidente nelle persone che superano due unità al giorno, mentre le prove sugli interventi specifici in chi è già iperteso restano limitate. Il caffè può essere preso in considerazione soprattutto quando si deve interpretare una singola misurazione, ma questo non significa che sia vietato a tutti.

Un’attenzione particolare riguarda la liquirizia contenente glicirrizina. Questa sostanza può aumentare la pressione e contrastare l’effetto degli antipertensivi; inoltre può ridurre il potassio nel sangue e favorire disturbi del ritmo cardiaco. I preparati a base di radice sono sconsigliati in caso di ipertensione e non vanno associati ai diuretici senza un parere medico. Non tutte le caramelle al gusto di liquirizia, tuttavia, contengono la radice: è importante controllare l’etichetta.

Pompelmo e succhi possono cambiare l’effetto dei medicinali

Il pompelmo e il suo succo possono aumentare nel sangue la quantità di alcuni antipertensivi, tra cui la nifedipina, accrescendo il rischio di effetti indesiderati. In questo caso il problema documentato è un eccesso di farmaco e non una riduzione dell’efficacia. Con l’aliskiren, invece, i succhi di mela, arancia e pompelmo possono ridurne l’assorbimento: chi assume questo medicinale non dovrebbe prenderlo insieme a queste bevande.

Un discorso distinto riguarda i sostituti del sale con potassio. Possono far salire troppo questo minerale nel sangue nelle persone che assumono spironolattone o alcuni altri antipertensivi, come gli ACE-inibitori, soprattutto in presenza di problemi renali o di altre terapie. Non bisogna però eliminare autonomamente frutta e verdura ricche di potassio.

Se la pressione supera 180/120 mmHg, la misurazione va ripetuta dopo almeno un minuto. Se resta così alta, occorre contattare rapidamente un professionista sanitario. In presenza di dolore al petto, difficoltà respiratorie, debolezza o disturbi della vista o della parola, bisogna chiamare subito i soccorsi. In ogni altro caso, prima di cambiare dieta o dosaggio è opportuno parlare con il medico, il farmacista o lo specialista che segue la terapia.