Salute scolastica

Emicrania pediatrica, cure limitate e difficoltà tra i banchi

Una quota significativa degli alunni affronta dolore, stress, periodi critici; specialisti chiedono diagnosi tempestive

Emicrania pediatrica, cure limitate e difficoltà tra i banchi

Con la ripresa delle lezioni torna al centro il problema dell’emicrania in età pediatrica. Secondo la Società italiana per lo studio delle cefalee, il disturbo riguarda tra il 5% e oltre il 10% dei bambini e degli adolescenti, con stime che per l’Italia arrivano a oltre 160 mila bambini e 500 mila adolescenti. La patologia può incidere sulla frequenza scolastica, sull’attenzione e sul rendimento, ma le terapie più recenti non possono essere utilizzate nei minori con la stessa sicurezza prevista per gli adulti.

Il motivo, spiegano gli specialisti, è l’assenza di sperimentazioni cliniche specifiche per l’età pediatrica. Esistono trattamenti efficaci per gli adulti, tra cui gepanti, anticorpi monoclonali somministrati per via sistemica e tossina botulinica per alcune indicazioni, ma per bambini e ragazzi mancano direttive altrettanto chiare su dosaggi e modalità d’impiego. Di conseguenza, i farmaci possono essere prescritti con prudenza in modalità off label, cioè al di fuori delle indicazioni ufficiali, e rischiano di essere utilizzati meno di quanto potrebbero.

Il peso sulla vita scolastica

Il mal di testa di tipo emicranico può comparire già intorno ai 7-8 anni e aumentare durante l’adolescenza, soprattutto tra i 13 e i 18 anni. La ripresa delle attività scolastiche è considerata una fase delicata: ansia, cambiamento dei ritmi quotidiani e stress possono favorire gli attacchi nei ragazzi predisposti. Secondo gli studi citati dalla società scientifica, il rendimento può diminuire fino al 30%, mentre le assenze possono raggiungere quattro o cinque giorni l’anno. Il dolore riduce attenzione e capacità di apprendimento, alimentando a sua volta la tensione.

Gli esperti segnalano anche il rischio che il disturbo non venga riconosciuto dagli insegnanti e sia interpretato come una scusa per evitare compiti, interrogazioni o verifiche. Nei bambini più piccoli l’attacco può durare meno di dieci minuti e l’emicrania può manifestarsi anche con sintomi diversi dal dolore alla testa, come vomito ciclico, dolori addominali ricorrenti, vertigini o torcicollo parossistico. L’uso eccessivo di computer e smartphone non è considerato una causa diretta, ma può aggravare la severità dei sintomi nei bambini che già soffrono del disturbo.

Quando rivolgersi al pediatra

La Società italiana per lo studio delle cefalee invita i genitori a non sottovalutare il mal di testa e a rivolgersi in prima battuta al pediatra, evitando accertamenti non necessari se non indicati dal medico. Occorre prestare particolare attenzione alle cosiddette red flags: esordio improvviso e molto intenso, cefalea notturna o al risveglio, peggioramento progressivo nel corso di settimane o mesi, dolore che aumenta con tosse, starnuti, defecazione o sforzo fisico, oppure comparsa del sintomo prima dei tre anni. In questi casi è necessario un tempestivo approfondimento specialistico.

Il pediatra dovrebbe inoltre valutare eventuali difficoltà psicologiche legate alla scuola o all’ambiente familiare. Agli insegnanti viene chiesto di osservare frequenza e intensità degli episodi, sostenere l’alunno quando il disturbo ostacola il percorso scolastico e individuare possibili fattori scatenanti presenti in classe. L’obiettivo indicato dagli specialisti è riconoscere il problema, distinguere le forme più comuni da quelle che richiedono ulteriori valutazioni e garantire ai minori un trattamento adeguato alle loro esigenze.