Dati clinici

Vitamina D e K2, il calcio coronarico cresce più lentamente

La combinazione non elimina i depositi: il risultato riguarda una misura alla TAC, non infarti o ictus.

Vitamina D e K2, il calcio coronarico cresce più lentamente

Le placche nelle arterie coronarie possono contenere calcio, misurabile attraverso una TAC con il punteggio di calcio coronarico. Un valore più alto indica una maggiore presenza di depositi. Da qui nasce l’interesse per vitamina D e vitamina K2, spesso proposte insieme con l’idea di ostacolare la calcificazione dei vasi.

Uno studio pubblicato nel 2026, chiamato DANCODE, ha osservato un rallentamento della crescita del punteggio in persone con calcificazione coronarica già grave. Il risultato, tuttavia, non significa che le arterie siano state ripulite: il calcio è aumentato comunque e la ricerca ha valutato una misura alla TAC, non la riduzione di infarti o ictus.

Il calcio è aumentato, ma più lentamente

La ricerca ha coinvolto 398 persone con un punteggio iniziale di almeno 400 unità Agatston, soglia indicativa di una calcificazione coronarica grave. Dopo due anni, il punteggio era salito in media di 196 unità tra chi assumeva K2 e D3, contro 248 nel gruppo placebo.

La differenza di 52 unità corrisponde a una crescita più lenta di circa un quinto. Nessun partecipante, però, ha registrato una diminuzione del calcio. Il dato suggerisce quindi un possibile rallentamento del processo, non una sua interruzione né una rimozione dei depositi.

Il risultato va inoltre letto insieme alle ricerche precedenti. In uno studio su 304 uomini anziani senza malattia coronarica nota, la stessa combinazione non ha ridotto in modo significativo la progressione della calcificazione. In un’altra ricerca, condotta su 365 uomini con calcio già presente nella valvola aortica, D3 e K2 non hanno rallentato significativamente la calcificazione valvolare.

Un effetto sulle immagini non equivale a meno infarti

Un ulteriore studio, su 180 persone con malattia coronarica sintomatica, ha rilevato un rallentamento anche con K2 senza vitamina D. Il campione era piccolo e nessuna ricerca ha confrontato nella stessa popolazione la combinazione, la K2 da sola e la vitamina D da sola. Per questo, non è ancora dimostrato che l’associazione funzioni meglio dei singoli integratori.

Il punteggio di calcio è un esito intermedio: cambia prima degli eventi clinici più importanti, ma non dimostra da solo una riduzione del rischio cardiovascolare. Anche l’angio-TAC, che può mostrare la componente non calcificata della placca, ha fornito nel DANCODE soltanto informazioni visive, non dati su infarti o ictus.

Esiste una spiegazione biologica plausibile: la proteina MGP, presente nella parete dei vasi, ha bisogno della vitamina K per attivarsi e potrebbe contribuire a limitare depositi anomali di calcio. Tuttavia, un meccanismo plausibile non garantisce un beneficio clinico. Per la vitamina D da sola, gli studi randomizzati negli adulti tra 50 e 74 anni hanno mostrato eventi cardiovascolari complessivamente simili, mentre le linee guida dell’Endocrine Society del 2024 sconsigliano l’integrazione routinaria negli adulti sani sotto i 75 anni a fini preventivi.

Serve cautela anche con il fai da te. Chi assume warfarin o anticoagulanti simili dovrebbe parlare con il medico prima di iniziare K2, perché variazioni nell’apporto di vitamina K possono modificare l’effetto del farmaco. Dosi eccessive di vitamina D possono invece aumentare troppo il calcio nel sangue e, nei casi estremi, favorire calcificazioni nei tessuti molli. La K2 non è un rimedio dimostrato contro il sovradosaggio.

In sintesi, il DANCODE documenta un rallentamento della crescita del calcio coronarico in persone già ad alto rischio, ma non dimostra che vitamina D e K2 proteggano le arterie o prevengano gli eventi cardiovascolari. Il passaggio dalla TAC alla salute clinica deve ancora essere verificato.