Il kefir è ormai entrato nelle abitudini di molti consumatori, attirando l’interesse di chi cerca alimenti associati al benessere e alla longevità. Questo prodotto fermentato, dal gusto acidulo e leggermente frizzante, è stato spesso presentato come un superfood, ma le osservazioni del farmacologo Silvio Garattini invitano a ridimensionare il legame diretto tra il suo consumo e l’allungamento della vita.
Ospite del programma televisivo La volta buona, Garattini non ha messo in discussione il valore del kefir come alimento. Il punto, piuttosto, riguarda l’idea che un singolo prodotto possa agire come una sorta di rimedio universale. La longevità dipende da numerosi fattori, tra cui genetica, ambiente, attività fisica, gestione dello stress e qualità complessiva della dieta. Nessun alimento, da solo, può compensare la sedentarietà o un’alimentazione squilibrata.
Le proprietà nutrizionali del kefir
Il kefir si ottiene dalla fermentazione del latte, oppure di alcune bevande vegetali o dell’acqua, attraverso una colonia di batteri e lieviti nota come grani di kefir. Tra le sue caratteristiche c’è la presenza di una comunità microbica più varia rispetto a quella generalmente contenuta nello yogurt. I microrganismi coinvolti nella fermentazione trasformano parte del lattosio in acido lattico, rendendo il prodotto più digeribile per alcune persone con lievi difficoltà a tollerare questo zucchero.
Il prodotto fornisce inoltre proteine, calcio, magnesio, fosforo e vitamine del gruppo B e K. L’interazione tra i microrganismi presenti nel kefir e il microbiota intestinale può contribuire all’equilibrio della flora batterica, sostenere la barriera intestinale e influenzare le risposte immunitarie locali. Si tratta però di potenziali benefici da considerare nel quadro generale della dieta, non di effetti terapeutici garantiti.
Il ruolo della dieta e del microbiota
L’interesse scientifico per il kefir è legato anche alla crescente attenzione verso il microbiota intestinale, l’insieme dei microrganismi che partecipano a processi legati alla digestione, al metabolismo e alla regolazione dell’infiammazione. Gli alimenti fermentati possono apportare microrganismi vivi e sostanze prodotte durante la fermentazione, ma i probiotici introdotti con la dieta sono spesso ospiti temporanei.
Per sostenere nel tempo un microbiota vario, un ruolo importante spetta ai prebiotici, cioè alle fibre contenute in frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Anche il kefir, quindi, dovrebbe essere inserito in un’alimentazione diversificata e non diventare il centro esclusivo delle strategie per il benessere intestinale.
Per un consumo consapevole è preferibile scegliere il kefir naturale, perché le versioni alla frutta o aromatizzate possono contenere zuccheri aggiunti. Il prodotto può essere utilizzato a colazione o come spuntino, ma l’introduzione dovrebbe essere graduale se non si è abituati agli alimenti fermentati. La biologa nutrizionista Flavia Bernini lo considera un alimento simile allo yogurt e una possibile fonte proteica anche per chi segue una dieta.
Il messaggio conclusivo è dunque di equilibrio: il kefir può arricchire la dieta grazie alle sue caratteristiche nutrizionali, ma non è un elisir contro l’invecchiamento. La prevenzione e l’aspettativa di vita dipendono dall’insieme delle abitudini quotidiane, compresi movimento, alimentazione equilibrata e attenzione alla salute.