Segnali invisibili

Dolore senza livido: quando serve consultare il medico

Persistenza e sintomi associati aiutano a capire se occorrono visita e accertamenti

Dolore senza livido: quando serve consultare il medico

Un dolore simile a quello provocato da un trauma può comparire anche quando sulla pelle non ci sono lividi, gonfiore o arrossamenti. L’assenza di segni visibili, però, non significa che il sintomo sia immaginario o legato soltanto all’ansia. Come spiega Loredana Tibullo, consigliera della Società Italiana di Medicina Interna, il dolore è un’esperienza reale e complessa, che può dipendere da un danno ai tessuti, da un’alterazione del sistema nervoso o dal modo in cui l’organismo elabora gli stimoli.

Il dolore svolge una funzione di allarme: segnala che qualcosa potrebbe irritare, comprimere o danneggiare un tessuto. Quando compare improvvisamente e con grande intensità può essere accompagnato da tachicardia, sudorazione e da una generale condizione di allerta. Se però persiste per settimane o mesi, il sistema nervoso può diventare più sensibile e modificare la risposta agli stimoli. Oltre i tre mesi il dolore è definito cronico e deve essere considerato una condizione da valutare e trattare, non soltanto il segnale di un problema iniziale.

Le diverse forme del dolore

Le caratteristiche del sintomo forniscono indicazioni importanti. Il dolore nocicettivo deriva dalla stimolazione dei recettori del dolore e può essere preciso, come dopo un trauma o in presenza di un problema articolare, oppure profondo e difficile da localizzare, come nel caso del dolore viscerale. Il dolore neuropatico è invece legato a un danno o a una malattia del sistema nervoso centrale o periferico e viene spesso descritto come bruciore, formicolio, ipersensibilità al tatto o scossa elettrica. Può comparire, per esempio, nella nevralgia post-erpetica, nella neuropatia diabetica o nella lombosciatalgia.

Esiste anche il dolore nociplastico, associato a un’alterazione dell’elaborazione degli stimoli da parte del sistema nervoso e non necessariamente a una lesione visibile dei tessuti. La fibromialgia ne è un esempio. Le diverse componenti possono inoltre sovrapporsi e cambiare nel tempo: un dolore nato da un problema dei tessuti può diventare più diffuso o assumere caratteristiche neuropatiche. Per questo il medico deve valutare non solo il punto in cui fa male, ma anche il tipo di sensazione e la sua evoluzione.

Quando rivolgersi al medico

Un dolore persistente merita una valutazione, soprattutto se associato a gonfiore di un arto, difficoltà a muoverlo o variazioni della temperatura della zona. Anche un sintomo che diventa più intenso, compare in situazioni diverse da quelle iniziali o limita le normali attività dovrebbe essere riferito a un professionista. In assenza di segnali d’allarme può essere indicata una vigile attesa, ma se il disturbo non passa o cambia caratteristiche è necessario approfondire, evitando sia l’allarmismo sia la sottovalutazione.

Il primo passaggio è la visita. L’esame obiettivo può evidenziare una zona più calda, un indurimento, un gonfiore o la presenza di liquidi, elementi utili per orientare gli accertamenti. Gli esami devono essere mirati al sospetto clinico: un’ecografia muscolo-scheletrica può essere indicata per un problema muscolare, mentre in caso di ipotesi venosa o arteriosa si può ricorrere rispettivamente al doppler venoso o arterioso. Il ricorso indiscriminato alla diagnostica può portare a procedure non necessarie, radiazioni o ulteriori controlli per alterazioni prive di reale significato clinico.

Per valutare l’intensità si può usare la Numerical Rating Scale, una scala da zero a dieci che consente di confrontare il dolore prima e dopo un trattamento. Nei bambini e nelle persone anziane con difficoltà cognitive sono utili anche scale visive o l’osservazione del comportamento. Agitazione e cambiamenti improvvisi negli anziani non vanno attribuiti automaticamente a un problema psichico: possono riflettere dolore, difficoltà a urinare, stitichezza o altri disturbi non descritti. Quando diventa cronico, il dolore può compromettere il sonno, il lavoro e l’umore. Ascoltarlo e descriverlo con precisione permette di affrontarlo senza ignorarlo e senza allarmarsi inutilmente.