La stitichezza è un disturbo molto diffuso, ma non sempre viene riconosciuto o gestito correttamente. Secondo il rapporto Constipation State of the Nation, realizzato dall’istituto di ricerca Focaldata, nell’ultimo anno ne ha sofferto l’86% degli italiani. Lo studio ha coinvolto oltre 16.700 persone in nove Paesi europei, compresi 2.086 cittadini italiani. Il 72% degli intervistati ha dichiarato di avere difficoltà a identificare i sintomi, mentre il 42% non sa che trascurare il problema può favorirne il peggioramento.
A fare chiarezza è Cristina Bezzio, medico gastroenterologo presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano. Innanzitutto, non è indispensabile evacuare ogni giorno: negli adulti sani la frequenza può variare da tre volte al giorno a tre volte alla settimana. Alcuni giorni senza andare di corpo possono verificarsi durante un viaggio o dopo un cambiamento delle abitudini, ma vanno considerati anche il proprio ritmo abituale, la consistenza delle feci, lo sforzo e la sensazione di svuotamento incompleto. Stress, alimentazione, sedentarietà e alcuni farmaci possono provocare episodi transitori.
Quando il disturbo diventa cronico
L’espressione intestino pigro è comune, ma poco precisa. I criteri Rome V considerano indicativi di stipsi cronica evacuazioni poco frequenti, feci dure, sforzo eccessivo, sensazione di blocco o di mancato svuotamento completo. Per parlare di cronicità, i disturbi devono durare da almeno tre mesi ed essere comparsi almeno sei mesi prima. Un dolore intenso o progressivo, invece, non deve essere attribuito automaticamente alla stitichezza.
La dieta può contribuire alla regolarità. Le linee guida indicano in genere un apporto di 20-30 grammi di fibre al giorno, attraverso frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca o integratori. L’incremento deve essere graduale, perché un cambiamento troppo rapido può causare gonfiore, crampi e flatulenza. In presenza di stenosi o di una sospetta ostruzione, però, non bisogna aumentare le fibre autonomamente. Spinaci, coste, verza e bietole possono rientrare in un’alimentazione varia, ma non sono rimedi d’emergenza.
È importante anche bere a sufficienza, soprattutto quando si aumenta la quota di fibre. In assenza di limitazioni mediche, l’indicazione generale è di circa 1,5-2 litri di liquidi al giorno. Tra gli alimenti più studiati ci sono le prugne secche, che forniscono fibre e contengono sorbitolo e polifenoli. Negli studi sono state utilizzate quantità comprese tra 50 e 100 grammi al giorno, ma è preferibile iniziare con dosi inferiori per ridurre il rischio di gonfiore, crampi o diarrea.
Alimenti, movimento e trattamenti
Anche i kiwi verdi, fino a due al giorno se tollerati, possono aumentare le evacuazioni spontanee e ridurre lo sforzo. L’effetto è graduale. I cereali integrali contribuiscono all’apporto di fibre, mentre la crusca può accentuare il gonfiore e non è adatta a tutti. Tra gli integratori, lo psyllium è quello con le prove più consistenti e deve essere assunto con una quantità adeguata di liquidi.
Un’attività fisica moderata e costante può favorire il transito. È inoltre utile non rimandare lo stimolo, provare a utilizzare il bagno dopo un pasto e appoggiare i piedi su un piccolo rialzo. Supposte di glicerolo e microclisteri possono essere impiegati occasionalmente come soluzione di salvataggio, seguendo le istruzioni o il consiglio di un professionista. Sono invece sconsigliati i clisteri domestici ad alto volume.
Se dieta e stile di vita non sono sufficienti, il macrogol è tra i lassativi con le prove più solide per la stipsi cronica. È necessaria una valutazione medica se il disturbo persiste, compare improvvisamente o si associa a sangue nelle feci, anemia, dimagrimento, febbre o dolore significativo. Dolore intenso, vomito, marcata distensione addominale e impossibilità a emettere gas richiedono una valutazione urgente.