Ricerca sensoriale

Autismo, la rivalutazione cambia la risposta agli stimoli sgradevoli

Uno studio su giovani tra 8 e 15 anni rileva effetti cerebrali, ma non un sollievo immediato dal fastidio.

Autismo, la rivalutazione cambia la risposta agli stimoli sgradevoli

Una manica di maglione che punge, una stoffa ruvida o un contatto leggero possono diventare esperienze molto difficili per alcune persone autistiche. Si parla di ipersensibilità sensoriale, una condizione che può riguardare stimoli tattili, sonori o visivi e interferire con la scuola, le relazioni e le attività quotidiane.

Un nuovo studio ha analizzato se la rivalutazione cognitiva, una strategia già utilizzata in psicoterapia, possa modificare il modo in cui il cervello reagisce a sensazioni spiacevoli. La tecnica non elimina lo stimolo, ma invita a osservarlo e descriverlo mentalmente in modo più neutro e oggettivo, invece di concentrarsi soltanto sul disagio provato.

Come si è svolto lo studio

La ricerca ha coinvolto bambini e ragazzi autistici tra 8 e 15 anni, insieme a un gruppo di coetanei con sviluppo tipico. Durante l’esperimento, i partecipanti ricevevano sul braccio stimoli tattili sgradevoli, mentre l’attività cerebrale veniva registrata attraverso la risonanza magnetica funzionale.

In alcuni momenti i ragazzi dovevano concentrarsi su ciò che sentivano; in altri dovevano descrivere mentalmente la sensazione in termini più distaccati. I ricercatori hanno quindi confrontato le reazioni del cervello e le valutazioni soggettive del fastidio nei due diversi approcci.

Che cosa hanno osservato i ricercatori

Nei partecipanti autistici, l’uso della strategia era associato a una riduzione dell’attività in alcune aree coinvolte nell’elaborazione sensoriale e a una maggiore attivazione di regioni frontali, legate al controllo cognitivo e alla regolazione delle risposte emotive. Il cervello sembrava quindi reagire in modo diverso quando lo stimolo veniva osservato con maggiore distacco.

Il cambiamento, tuttavia, non si traduceva in un sollievo immediato. Nei ragazzi autistici non è emersa una chiara diminuzione del fastidio riferito durante l’esperimento. I coetanei con sviluppo tipico, invece, riportavano anche una riduzione della sgradevolezza percepita.

Il risultato non dimostra dunque che basti modificare il proprio modo di pensare per stare subito meglio. Suggerisce piuttosto che una tecnica cognitiva possa modulare alcuni circuiti cerebrali anche quando la sensazione resta intensa. Nei partecipanti autistici più grandi è stato inoltre osservato un maggiore coinvolgimento delle aree frontali, un dato che fa ipotizzare un ruolo dell’età e dello sviluppo.

Gli autori sottolineano però diversi limiti. La ricerca si è svolta in laboratorio e in una sola sessione: non è quindi possibile stabilire se l’uso ripetuto della tecnica migliori la tolleranza sensoriale nella vita quotidiana. Inoltre, le reazioni variavano in base alla sensibilità individuale, confermando che non tutte le persone autistiche rispondono allo stesso modo.

Lo studio non propone una cura per l’ipersensibilità sensoriale. Indica piuttosto un possibile strumento da valutare insieme ad altri interventi, con tempi e adattamenti personalizzati. Serviranno ricerche più lunghe e condotte in contesti vicini alla vita reale per capire se questi cambiamenti cerebrali possano tradursi in benefici concreti.

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Child Psychology and Psychiatry and Allied Disciplines con il titolo Cognitive reappraisal modulates neural responses to aversive sensory stimulation in autistic youth. DOI: 10.1111/jcpp.70202.